mercoledì 2 settembre 2009

Teatro e Tecniche di espressione per un linguaggio universale

La necessità di acquisire nuove modalità di dialogo per una relazione interpersonale armoniosa sta diventando prioritaria per coloro che educano nello scenario odierno, caratterizzato da costellazioni generazionali, disagi giovanili, identità culturali plurime e tensioni sociali conflittuali. Il recupero di una totalità dell’essere persona, nella sua corporeità, razionalità, affettività e spiritualità non può avvenire solo con l’impiego dei linguaggi verbali. Da sempre il linguaggio teatrale è stato capace di favorire la piena consapevolezza di un’identità, singola e collettiva, nel suo essere più profondo, nella relazione tra interno ed esterno, elaborando e rielaborando paure, sentimenti, limiti e potenzialità. Per questo è importante ricercare e sperimentare nuove forme di espressività e di valorizzazione del linguaggio corporeo e non verbale. Il linguaggio teatrale può venire in aiuto di coloro che hanno voglia di ampliare le proprie competenze espressive, la propria conoscenza di sé e del linguaggio del proprio corpo.

Il teatro facilita il lavoro in gruppo, l’ascolto dell’altro, il dialogo e il confronto con personalità diverse (anche in situazioni e contesti di convivenza di persone di varie culture e provenienze, nel mondo della scuola come nella società).





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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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