mercoledì 2 settembre 2009

2 Settembre: un giorno importante

Oggi, anche se nulla cambia nel normale time table lavorativo, e’ una data molto significativa per tutti noi che ci ispiriamo a San Giuseppe Cottolengo.

Il 2 settembre e’ considerato il compleanno di tutta l’opera cottolenghina, in quanto nel lontano 1827, qualcosa di molto significativo accadde a Torino... un qualcosa che cambio’ radicalmente la vita del prete Giuseppe Cottolengo.

Aveva ormai 42 anni, e sostanzialmente era insoddisfatto della sua vita di Canonico. Vedeva i poveri che affollavano la porta della chiesa per chiedere l’elemosina, ma non si sapeva decidere a fare un altro salto di qualita’.

Poi al tramonto di quel 2 settembre, fu chiamato a dare i conforti religiosi ad una giovane donna francese di nome Maria Giovanna Gonnet. Il marito era sconvolto ed i bambini piangevano. Il Cottolengo, con sua sorpresa, trovo’ la donna febbricitante ed agonizzante in una stalla poco lontana dalla parrocchia. Si chiese perche’ questo fosse possibile a due passi dal Palazzo del Re Sabaudo.

La terribile storia apri’ gli occhi del nostro fondatore sui circoli viziosi della sanita’ del tempo. A Torino c’erano molti ospedali, ma tutti avevano rifiutato questa donna... Perche’?

Maria Giovanna Gonnet era quasi a termine di gravidanza, e quindi il marito si era rivolto subito all’ospedale ostetrico-ginecologico, ma la moglie non vi fu ricoverata perche’ aveva febbre e tossiva con escreato striato di sangue: ricordiamo che ai tempi non c’erano gli antibiotici, e quindi ricoverare in maternita’ una donna tubercolotica avrebbe potuto comportare una epidemia tra le puerpere e tra le gravide, con una mortalita’ elevatissima.

Maria fu indirizzata all’ospedale generale, ma anche la’ non fu accolta perche’ aveva segni di travaglio e quell’ospedale non poteva gestire un parto.

Ecco quindi che queste regole, in se’ non scorrette, fecero si’ che la povera donna, ormai in fin di vita, fosse posta in una stalla, davanti agli occhi agghiacciati del consorte e degli altri figli.

Il Cottolengo spero’ che le sue preghiere la potessero salvare, ma cosi’ non fu, e Giovanna Maria mori’ tra accessi di tosse e crisi di dispnea. Anche il medico dei poveri arrivo’ cosi’ in ritardo da essere in grado solo di condurre il parto di una creatura che poi mori’ poco dopo, non appena fu battezzata dal Cottolengo stesso.

I corpi senza vita di Maria e del suo pargoletto, le urla di dolore di quell’ uomo angosciato e dei figli disorientati, furono come un macigno sul cuore del nostro padre fondatore che corse in chiesa, prego’ a lungo davanti alla Madonna, ed ottenne l’intuizione... la grazia, come lui stesso poi andava ripetendo.

E che cosa fu questa grazia?

Aprire una casa per chi era rifiutato come Maria Gonnet; una casa in cui non si diceva di no a nessuno, in cui tutti venivano accolti, a condizione di essere abbandonati.

Il Cottolengo decise di vivere corpo ed anima per servire chi era povero come Giovanna Maria; per far sentire loro che, nonostante il dolore e l’abbiezione, Dio era ancora un Padre buono e Provvidente che aveva mandato proprio lui per prendersi cura di loro.

A quasi 200 anni da quella sera, noi oggi ancora viviamo di questa intuizione e di questa grazia: anche noi, come il Cottolengo, ci sentiamo chiamati a chiederci il perche’ Dio ci vuole testimoni di tante brutture e ingiustizie. E noi desideriamo seguire il suo esempio di impegno per chiunque si trovi nel bisogno e bussi alla nostra porta: essere le mani di Dio che, attraverso di noi, tocca e guarisce chi e’ ferito nel corpo e nello spirito... avvertiamo che questa e’ una vocazione stupenda ed un grande onore che il Signore ci concede.

Ecco perche’ e’ importante che le porte della nostra missione siano sempre aperte per accogliere e tentare di aiutare chiunque chieda il nostro intervento.

Questi sono gli auguri che ci facciamo e con cui vorremmo onorare il Cottolengo ed il compleanno della sua opera: non dire mai di no a nessuno, quando veramente sono nel bisogno.



Fr Beppe




PS: ANCORA PUZZA DI BRUCIATO

Anche oggi abbiamo sentito puzza di bruciato. Questa volta si e’ trattato di un cortocircuito nel pannello elettrico centrale. Il nostro Silas Kimathi (del dipartimento manutenzione) e’ stato proprio bravo, e lo ha riparato in meno di 5 ore. Come se non bastasse, il generatore piccolo e’ andato completamente in pannenello stesso momento. Siamo cosi’ rimasti senza back up, perche’ sembra un problema insolubile e Silas non e’ riuscito a ripararlo. Durante il tempo in cui Kimathi ha lavorato sulle connessioni elettriche, siamo rimasti al buio in ospedale ed abbiamo dovuto rimandare parecchie operazioni. Ora il guasto e’ riparato, anche se per un po’ rimarremo con un generatore solo... vediamo cosa Fr Lorenzo decidera’ al riguardo, soprattutto perche’ nei giorni di razionamento dell’energia, dovremo far girare il gruppo autogeno per moltissime ore.



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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