venerdì 25 settembre 2009

Thanks a lot Christine


Oggi è ripartita per Londra, e lo ha fatto in modo sportivo, così come era arrivata. Christine è polacca ed è l'ultima della catena di solidarietà offertaci dalla comunità francescana di Ruiri e dalla associazione "Redemptoris Missio".
Era arrivata in matatu ed è oggi ripartita con lo stesso mezzo: 20 anni di età, senza paure od inibizioni, Christine ha preso il mezzo pubblico da Meru a Nairobi, e poi si è trovata un taxi che l'ha portata all'aeroporto e da qui alla sua Università nel cuore di London.
Krisha (come la chiamano gli amici polacchi) studia biotecnologie, e a Chaaria di è dedicata con passione al servizio presso i nostri handicappati mentali, che hanno visto in lei un'amica ed una sorella. Li ha seguiti con pazienza nelle ore di scuola speciale e di terapia occupazionale. Li ha accuditi e nutriti. Con loro è anche uscita ed ha condiviso il poco tempo libero che aveva a disposizione.
La sua presenza ha portato serenità a tutti, in quanto Krisha ha saputo spandere a piene mani la sua bontà, il suo sorriso e la sua affabilità.
Siamo molto felici per il pezzo di strada che abbiamo percorso insieme.
"Se puoi, torna ancora ad aiutarci, e magari prova a convincere qualche tuo compagno di scuola londinese a seguirti nella prossima esperienza in Missione.

La comunità dei Fratelli e delle Suore di Chaaria



Christine.jpg

1 commento:

Krysia ha detto...

It's me who should be thanking you and not the other way round!!!

Thank You yet again for the absolutely amazing experience. I miss everyone already, including the boys, nurses, workers in the centre, babies, the doctors and patients.

Please say hello from me!!!

Hope to see you soon, God bless,

Krysia


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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