lunedì 28 settembre 2009

Un chirurgo eccezionale per un paziente un pò particolare




Il Cottolengo diceva sempre che in caso di malattia avrebbe semplicemente desiderato di essere ricoverato in una corsia del suo ospedale insieme agli altri pazienti. Questa cosa si e’ resa possibile anche per me, sebbene si sia trattato di una indisposizione minore da cui mi sto riprendendo senza fatica.
Da quasi trent’anni avevo sulla testa una cisti sebacea della grandezza di una nocciola, e la mia intenzione era quella di portarmela nella tomba. Siccome era adeguatamente coperta dai capelli, e non era assolutamente dolorosa, non ci avevo mai dato alcun peso, a parte l’attenzione di informare il barbiere della sua presenza ad ogni taglio di capelli.
Pero’, a partire da venerdi’ scorso, il bubbone ha iniziato a crescere e a farsi sempre piu’ dolente. Anche dormire era diventato impossibile, perche’ nel letto la testa mi pulsava a ritmo con il battito cardiaco. Vincendo quindi la mia inntata paura per aghi, siringhe e colleghi, mi sono rivolto a Max, che ha diagnosticato una suppurazione della cisti.
Questa mattina sono stato rapato a zero per la prima volta nella mia vita, e gia’ cosi’ ho iniziato a suscitare l’ilarita’ del personale: i piu’ timidi mi dicevano che sembravo un ragazzino delle scuole medie, mentre i piu’ sinceri tranquillamente mi dicevano che ero bruttissimo senza capelli.
In sala sono stato operato da Max con la collaborazione di Teddy, che era visibilmente preoccupata dal fatto di dover agire su di me.
Max e’ stato bravissimo ed ha snocciolato la pallina che tanto dolore mi aveva provocato impiegando non piu’ di 15 minuti.
Ora mi fa un po’ male, ma sono riuscito a continuare le normali attivita’ lavorative. E’ stato un intervento ambulatoriale, e ringrazio Max di cuore per aver accettato di operarmi. Sono anche felice di essere stato per un po’ dall’altra parte della barricata, sullo stesso lettino su cui ho “tagliato” cosi’ tanti pazienti. Ora li capiro’ meglio quando sono tesi ed hanno paura prima dell’operazione. Indossero’ un berretto da sala operatoria per un bel po’ di tempo, fino a quando i miei capelli saranno ragionevolmente ricresciuti, ed il mio aspetto sara’ un tantino piu’ presentabile.



Fr Beppe 
 

PS: oggi e’ stata una giornata pesantissima, come spesso capita di lunedi’. Dopo aver finito i pazienti verso le ore 20, siamo stati rapidamente richiamati in ospedale perche’ un motociclista spericolato aveva investito una decina di pedoni, prima di finire lui stesso contro un albero. Il corridoio del dispensario era di nuovo affollato come al mattino ed abbiamo dovuto ricucire varie ferite lacero-contuse... fortunatamente pero’, nessuno dei pazienti era in condizioni critiche.


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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