domenica 27 settembre 2009

Un piccolo successo



Circa due settimane fa vi ho parlato del terribile stato in cui il tetano aveva ridotto un povero ragazzo sedicenne, che aveva contratto la terribile malattia dopo una circoncisione tradizionale. Vi confidavo che purtroppo nella nostra storia siamo riusciti a salvare pochissimi pazienti, giunti a noi quando il tetano era ormai in fase conclamata. Parlavo di circa l’1% di successi terapeutici. Ebbene, sembra che stavolta ce l’abbiamo quasi fatta, e che il nostro adolescente rientri in quella esigua percentuale. Sono passate piu’ di due settimane, che sono state per il giovane in questione un calvario indescrivibile: contrazioni muscolari continue e dolorose, in uno stato di coscienza perfettamente normale.
Da alcuni giorni pero’ le cose hanno iniziato a cambiare e a prendere una direzione decisamente positiva: dapprima ha ripreso a deglutire ed abbiamo tolto in sondino naso/gastrico. Poi siamo riusciti a sederlo sul letto; ed ora cammina e va ai servizi da solo. E’ commovente per me vederlo passeggiare, dopo aver assistito alle sue contorsioni dolorose per vari giorni, sempre con la paura che andasse in arresto respiratorio.
Ora riesce anche a parlare perche’ il trisma, cioe’ la contrazione forzata dei muscoli della bocca, sta riducendosi gradualmente.
E’ un grande successo terapeutico: il malato e’ ancora sotto medicine, ma le abbiamo ridotte tantissimo, e adesso assume solo compresse.
Gli abbiamo parlato del modo in cui aveva contratto il tetano, a causa di una circonsisione tradizionale eseguita senza la necessaria sterilita’, e lo abbiamo pregato di farsi messaggero presso i suoi coetanei, in modo da convincerli che e’ meglio andare all’ospedale per tale pratica rituale, in modo che la procedura venga eseguita in maniera asettica, senza il rischio di infezioni.
Credo che abbia compreso l’importanza del discorso, e che ci aiutera’ in questa piccola campagna contro il tetano, ma anche contro l’epatite e l’HIV.



Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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