sabato 3 ottobre 2009

Pierantonio


Era arrivato a Chaaria completamente inaspettato. Infatti era un volontario di Tuuru, ed aveva lavorato la’ gia’ per due mesi.
Aveva quindi deciso di chiedere alla superiora di cambiare esperienza, ed era giunto a Chaaria ai primi di agosto.
Pierantonio e’ un geriatra di Torino, e a Chaaria si e’ dedicato corpo ed anima al servizio dei ricoverati adulti. Per me in particolare e’ stato un dono preziosissimo. I reparti sono sempre stati pienissimi in quel periodo, e, anche a motivo della presenza dei chirurghi, e del superlavoro che cio’ ha comportato, mi sarebbe stato estremamente difficile seguire i malati gia’ ricoverati.
I volontari che sono passati da Chaaria lo sanno: abbiamo una continua pressione nell’ambulatorio. Infatti gli utenti sono sempre moltissimi, e generalmente hanno una gran fretta di ripartire verso casa, soprattutto a motivo del fatto che dopo le ore 17 non ci sono piu’ mezzi pubblici. Ci sono poi le continue emergenze della maternita’, che occupa gran parte del nostro tempo e delle nostre energie. Spesso per me e’ molto difficile anche solo riuscire a visitare i degenti una volta prima della dimissione. Ci sono dei malati che vengono ricoverati e dimessi senza che ne’ il dott Ogembo, ne’ il sottoscritto li abbia mai visitati. E’ chiaro che ci sono i clinical officers, ma e’ anche evidente che e’ un diritto dei malati di essere ricoverati in ospedale proprio per avere la consulenza di un medico.
PierantonioFrBeppe.jpgQuesto e’ sempre stato un grande cruccio per me: far si’ che tutti i degenti di Chaaria possano vedere il dottore almeno una volta prima della dimissione. Sono cosciente che cio’ e’ possibile solo quando abbiamo dei volontari completamente dediti al reparto come lo e’ stato Pierantonio. Questo e’ anche quanto chiedo ai medici internisti che desiderano venire a Chaaria: il vostro compito principale deve essere quello del reparto. L’ambulatorio e’ molto complesso e comporta molti problemi non solo di conoscenza delle patologie tropicali, ma anche di comunicazione (kiswahili, kimeru).
In reparto e’ piu’ semplice. Se il volontario conosce l’Inglese, potra’ farsi aiutare da qualunque dei nostri infermieri. Se non lo parla a sufficienza, possiamo chiamare Andrew, come abbiamo fatto anche per Pierantonio.
Ma la cosa piu’ bella sara’ che almeno a giorni alterni, tutti i ricoverati possano avere la visita medica... non e’ infatti possibile visitare tutti i 140 ricoverati ogni giorno.
Da domani purtroppo tutto cio’ ritornera’ ad essere un miraggio, perche’ ricomincero’ a dividermi tra sala operatoria, sala parto, ecografie... e malati del reparto. Di nuovo ripiegheremo sulla vecchia formula secondo cui sono gli infermieri ed i clinical officers a fare il giro, e a segnalare al dottore quali sono i casi piu’ gravi e piu’ bisognosi di attenzione.
In questi due mesi e’ stato come un sogno: visita medica per tutti. Controgiro serale da poter condividere tra me e Pierantonio, in modo da andare a letto prima.
Non posso dimenticare anche il grande aiuto che Pierantonio ci ha dato di notte, quando, in varie occasioni, si e’ trasformato in anestesista, ed ha seguito le malate da cesarizzare, dopo che io avevo praticato la spinale.
Di lui ricorderemo sempre la grande umilta’ e lo spirito di preghiera, oltre alla indefessa dedizione a chi soffre. “All’ambulatorio preferisco il reparto, perche’ li’ la gente sta male e spesso muore”: sono le tue parole, caro Pierantonio... ed esprimono bene il tuo cuore.
Il Signore ti benedica, e protegga l’ultima parte della tua esperienza africana che da domani ti portera’ per un mese in uno slum di Nairobi.
Come sempre il nostro grazie e’ costituito dalla nostra amicizia e dalla nostra preghiera. Il resto te lo dara’ Dio.


Fr Beppe

 


PS: QUALCHE DATO CHE TESTIMONIA QUANTO IL LAVORO A CHAARIA STIA DIVENTANDO IMPEGNATIVO.

GLI INTERVENTI CHIRURGICI DAL 1 GENNAIO AL 30 SETTEMBRE 2008 SONO STATI 1009. NELLO STESSO PERIODO DEL 2009 LE OPERAZIONI SONO STATE 1080.

IL MEDICAL TRAINING COLLEGE PER LABORATORISTI DI MERU HA SCELTO CHAARIA COME UNO DEI CENTRI DI RIFERIMENTO IN CUI MANDARE GLI STUDENTI DELL’ULTIMO ANNO PER IL LORO TIROCINIO.



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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