domenica 4 ottobre 2009

Risposte alle domande di alcuni infermieri volontari


La PCR (Protein Chain reaction) offertaci dai donatori internazionali ed eseguita in un laboratorio centralizzato a Nairobi è una PCR qualitativa e quindi non utilizzabile per monitorare la carica virale.
A Chaaria (seguendo le linee guida del ministero pr la salute) non è prevista la profilassi antitubercolare a base di isoniazide per pazienti HIV positivi. Esperti stanno discutendo a questo riguardo, ma per ora si e’ optato per il no, in quanto si teme che l’ uso in monoterapia possa costituire un trigger per una possibile resistenza... cosa che al momento non e’ davvero auspicabile visto che l’ lsoniazione, insieme alla Rifampicina, e’ la spina dorsale dello shema terapeutico per la TBC. Invece la profilassi a base di cotrimossazolo per le infezioni opportunistiche in HIV la si fa in tutti i pazienti sieropositivi, indipendentemente dalla conta dei CD4.
In malati coinfetti HIV/TB lo schema terapeutico rimane immutato, e quindi continuiamo a usare la rifampicina per la tubercolosi. Infatti non possiediamo la rifabutina, che e’ troppo costosa.
Il trattamento per MDR TB (Multi drug resistant TB) secondo le linee guida, consta di una fase intensiva parenterale  di 6 mesi, e di una fase di mantenimento da continuare per 18 mesi dopo la negativizzazione. Tra i farmaci necessari vi sono pirazinamide, etionamide, capreomicina, ofloxacina, etambutolo, cicloserina. Se pensiamo di essere di fronte ad un caso di MDR TB, dobbiamo informare le autorita’ sanitarie, che provvederanno al trasferimento del paziente al Kenyatta National Hospital, dove esiste un programma stabilito da governo e donatori internazionali, specificamente per la cura di questi pazienti.
La profilassi farmacologica antimalarica viene eseguita esclusivamente in gravidanza, e segue il cosiddetto IPT (Intermittent preventing treatment). L’unico farmaco usato e’ il Fansidar. Anche le donne gravide affette da TBC o HIV fanno profilassi con Fansidar.
L’uso di chinino per la malaria non complicata, è contemplato solo come trattamento di seconda linea dopo il Coartem. Generalmente non si pratica la associazione di chinino e doxiciclina come invece in Italia, a causa dell’alta incidenza di effetti collaterali sull’ apparato digerente (soprattutto nausea e vomito che ridurrebbero la compliance del malato).
Anche quando usiamo il chinino ev  per la malaria complicata,non associamo generalmente altri principi attivi per os come doxiciclina. La clindamicina ev sarebbe troppo costosa, e non la possediamo. A Chaaria si usa qualche volta meflochina  come trattamento antimalarico, ma in pochi casi selezionati e all’apparenza multi resistenti. La meflochina in dose terapeutica ha pesanti effetti collaterali... soprattutto insonnia e vertigini sui pazienti di colore. Il Metakelfin veniva impiegato in passato nel trattamento di malaria non complicata. Ora e’ abbandonato per lo sviluppo di resistenza da parte del p. Falciparum. In caso di fallimento di terapia a base di chinino per malaria complicata l’ alternativa e’ artemetere im. Non disponiamo di artesunato im.
Gli infermieri che lavorano nella nostra struttura non sono fissi nello stesso dipartimento, ma turnano nei vari settori con dei cambi ogni tre mesi circa. In Kenya la scuola infermieri da’ anche una notevole preparazione ostetrica per cui non e’ necessario avere la specializzazione in ostetricia per un infermiere che lavora in sala parto.


Fr Beppe





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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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