Isaiah viene da Matiri, e si presenta da noi il 22 dicembre per una massa dura del palato, in regione mediana. Mercy mi chiama a consulto e mi chiede cosa ne penso. Mi dice che ha gia’ provato ad aspirare con un ago, ma non ne ha ricavato liquido: si tratta dunque di una formazione solida.
Penso immediatamente all’arteria palatina ed ai grossi rischi che correrei ad avventurarmi in un’area del corpo che conosco poco. Poi mi ricordo che dopo pochissimi giorni sarebbe arrivato Alex.
Abbiamo quindi dato ad Isaiah l’appuntamento per oggi. Pur venendo da lontano, lo abbiamo visto in sala d’attesa già prima delle 9.
Alex e Manuela gli hanno praticato una generosa anestesia locale ed hanno iniziato a lavorare, con il paziente sdraiato sulla poltrona odontoiatrica.
Hanno scelto di accedere alla massa, scollando la mucosa a partire dai molari superiori di destra.
Tutto e’ andato benissimo. Alex e’ riuscito ad isolare l’arteria palatina senza romperla; ha estratto una massa tondeggiante, parzialmente capsulata, delle dimensioni di una castagna.
Esaminando la parte dove la capsula non era completa, ci e’ parso un adenoma; abbiamo però anche notato che il palato osseo era parzialmente eroso dall’escrescenza, pur non essendosi ancora realizzata una comunicazione tra bocca e naso.
Si e’ dunque reso necessario convincere il paziente sulla necessità di un esame istologico.
Alex e Manuela hanno poi richiuso il palato in modo magistrale, usando del filo riassorbibile. In tal modo Isaiah non avrà la scocciatura di tornare a togliersi i punti.
Il malato è soddisfatto, ci saluta e riprende il cammino verso casa… ma poco dopo ritorna, accompagnato dal watchman: sta in piedi a mala pena; suda freddo, e sembra sul punto di perdere i sensi.
Lo mettiamo rapidamente in barella, mentre in noi l’ansia cresce in maniera esponenziale e si attiva un clima da ER televisivo: gli amici italiani corrono in mio aiuto (io sono evidentemente un po’ confuso sul da farsi!); nella foga di agire con rapidità, ripetono indicazioni terapeutiche in italiano ai nostri infermieri, i quali naturalmente non comprendono e rimangono immobili. Rossella riesce a prendergli una vena nonostante il fatto che non abbia pressione, ed infondiamo liquidi in abbondanza. La revisione della parte operata e’ rassicurante, anche se Alex è chiaramente preoccupato: non ci sono segni di importante sanguinamento.
Il ragazzo è comunque in grado di parlare:
“Quando hai mangiato l’ultima volta?”, gli chiediamo, non appena apre le palpebre.
“Stamattina alle 6”.
“Considerando che sono ormai trascorse 7 ore dalla colazione, potrebbe trattarsi puramente di un misto di paura e fame. Facciamo un emocromo ed una glicemia!”
“Già fatto: entrambi perfetti”, mi rispondono i colleghi volontari italiani.
Intanto Isaiah cessa di sudare come un cavallo e si rasserena. La pressione ed il polso, imprendibili nei minuti precedenti, ora gradualmente ritornano alla norma.
“Finiamo l’ultima flebo e lo lasciamo andare”. Alex continua a fargli aprire la bocca alla ricerca di qualche globulo rosso, ma è evidente che non c’è emorragia.
“Ci hai fatto prendere una bella strizza. Comprati subito qualcosa da mangiare qui fuori, prima di iniziare il viaggio verso Matiri!”
Isaiah ora e’ andato a casa, e non ha più accusato problemi.
Gli auguriamo di cuore che l’istologico sia negativo e che si tratti di una formazione benigna.
Come dice il saggio: “tutto è bene, quello che finisce bene”, ma che paura in quei momenti in cui lo vedevamo collassato!
Grazie infinite ai dentisti per l’intervento, ed ai medici italiani per la rianimazione post-operatoria così tempestiva ed efficace.
Fr Beppe
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