sabato 26 dicembre 2009

Tempi duri

Dopo aver scoperto il furto di diesel, altri ammanchi sono venuti alla luce. La polizia sta investigando questi crimini e speriamo di poter presto risolvere tale problema che ci sta togliendo la pace.
E' brutto per noi sia pensare che gente di Chaaria abbia portato avanti queste attivita' facinorose nei nostri confronti per anni magari, senza che noi ce ne rendessimo conto appieno... ed e' ancora peggio riflettere sul fatto che qualcuno all'interno del centro potrebbe essere coinvolto in tutto questo.
Come comunita' abbiamo pero' deciso di andare avanti (nonostante una certa paura) e di dare il nostro pieno supporto alle autorita', in modo che la mela marcia (se c'e'), possa essere eliminata dalle file del nostro staff, e possiamo cosi' ristabilire quel clima di fiducia reciproca che e' tanto necessario per la armonica gestione di una missione cosi' complessa come la nostra... e che in questi giorni vacilla.
Certo, aver denunciato i furti ci ha creato nuovi nemici: per il quieto vivere, avremmo potuto pensare di coprire tutto, visto che si tratta essenzialmente di un ammanco modesto... ma in tal modo avremmo rischiato di essere conniventi, e di avallare l'idea che tanto i Bianchi non fanno mai nulla, non agiscono mai... incoraggiando indirettamente i maleintenzionati a ripetere i loro crimini all'infinito. Se ritirate la denuncia ora - ci ha detto una persona a noi vicina - vi tirerete dentro una fila infinita di nuovi furti.
Cari amici, chiediamo quindi la vostra preghiera, perche' dobbiamo essere forti e saper accettare anche quanto di spiacevole potrebbe venire alla luce dopo le indagini. Il Cottolengo Centre e' la nostra famiglia, ed e' nostro dovere difenderla da chi la vuole depredare, rovinare e ferire. Aiutateci anche voi in questo.


La comunita' di Chaaria

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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