domenica 27 dicembre 2009

Eleonora, Lisa e Serena

... sono tornate oggi in Italia, dopo 3 settimane di ottimo servizio a Chaaria. Ostetriche di professione, si sono soprattutto cimentate con un dipartimento di maternita' sempre stracolmo di partorienti. Usando le loro parole: "non ci saremmo mai aspettate che ci fossero cosi' tanti parti a Chaaria".
Le tre settimane di lavoro con noi sono state per loro il primo impatto con la vita clinica reale: sono infatti fresche di studi,e, per la prima volta, si sono confrontate da sole con situazioni complesse, dove a volte le complicazioni arrivano all'improvviso e non si sa bene cosa fare. Il loro aiuto e' stato centrale anche in sala operatoria, soprattutto di notte, per i tanti tagli cesarei.
Siccome poi erano in tre, si sono sempre divise in modo che una di loro collaborasse con i nostri infermieri nella normale gestione nursing del reparto: hanno cosi' toccato con mano aspetti che sovente in sala parto si tende a dimenticare, come quelli della malattia terminale, del cancro in fase avanzata, dell'AIDS all'ultimo stadio, delle piaghe da decubito per cui non si sa piu' cosa fare.
Come sempre, ci auguriamo che torneranno, perche' certamente la seconda esperienza sara' piu' proficua della prima: quando si torna, gia' si conosce la realta', e non si passa piu' attraverso quel limbo di circa dieci giorni in cui il nuovo volontario cerca di guardarsi in giro e di comprendere almeno dove sia capitato. Inoltre, quando un volontario ritorna, ci conosce gia', e noi conosciamo lui... e la comunicazione scorre certo molto piu' semplice sin dal primo giorno. Anche il nostro personale locale ci mettera' pochissimo a ritrovare la sintonia.
Eleonora, Lisa e Serena ci hanno dato anche il loro sangue... e questo non e' un dono da poco in un momento in cui i donatori scarseggiano ed i bisogni di trasfusione sono molto alti.
Dio vi benedica e vi ricompensi per quanto avete fatto per chi e' meno fortunato di noi.

Fr Beppe

FrBeppeEleonoraLisaSerena.JPG

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....