giovedì 21 gennaio 2010

RCU a Chaaria - D and C








MISSED ABORTION
14


INCOMPLETE ABORTION
73


RETAINED PLACENTA AFTER ABORTION
14


RETAIND POC
52


DUB
8


SEPTIC ABORTION
4


RETAINED ABORTION
3


HYPERTROPHIC ENDOMETRIUM
6


DIVERSE
16
 

                                                                             
                                                                              TOTALE                  190


Nel corso del 2009 a Chaaria sono state eseguite 190 revisioni della cavita’ uterina. Per nostra fortuna i casi di aborto provocato, come quello riportato ieri sul blog, sono stati decisamente rari, e non appaiono nella tabella, che invece si riferisce ai soli casi di interesse medico.
Possiamo da subito renderci conto come l’aborto spontaneo sia, in questa parte del mondo, un problema reale e drammatico.
Infatti le RCU (Revisioni della cavita’ uterine – D and C in Inglese) correlate ad aborto includono sia il missed abortion (che in italiano corrisponde all’aborto ritenuto con embrione morto), sia l’aborto incompleto (cioe’ il caso in cui l’embrione e’ stato espulso ma parti di prodotti del concepimento sono stati ritenuti), sia la retained placenta after abortion (cioe’ gli aborti piu’ avanzati del secondo trimestre, in cui la piccola placenta non e’ stata espulsa insieme al feto), sia il retained POC (cioe’ i casi in cui sono state ritenute delle membrane). Su 190 procedure, le indicazioni legate ad aborto sono quindi state 156.
DUB (dysfunctional uterine bleeding) si riferisce a tutte quelle irregolarita’ mestruali originate da insufficienza o sbilanciamento ormonale. E’ la seconda causa in ordine di importanza, ma segue gli aborti a grandissima distanza. Generalmente parlando, la RCU e’ per noi solo un’ultima spiaggia per questo tipo di condizione in cui preferiamo terapie mediche che sono relativamente a buon prezzo per la gente.
Per nostra fortuna la popolazione africana ha un sistema immunitario generalmente molto attivo, ed infatti, nonostante il ritardo con cui spesso le malate si rivolgono al medico, gli aborti settici (cioe’ complicati da infezione) sono stati una esigua minoranza (solo 4 casi).
I 6 casi di endometrio ipertrofico riportati in tabella si riferiscono a donne in eta’ piu’ avanzata (normalmente dopo i 40 anni): in tutte queste pazienti l’esame istologico dopo RCU e’ risultato positivo per carcinoma.
Il gruppo attribuito a cause diverse racchiude patologie un po’ piu’ rare, o situazioni particolari. Abbiamo avuto 5 mole vescicolari, che fortunatamente sono risultate tutte negative per coriocarcinoma; altre volte abbiamo eseguito escissioni di piccolo polipi.
Perche’ tanti aborti spontanei a Chaaria?
La causa piu’ importante e’ sempre la malaria, che, da una parte, provoca febbre alta e di conseguenza contrazioni uterine. Sembra inoltre che il plasmodium colonizzi molto presto il tessuto placentare provocando carenza di ossigeno per l’embrione, che quindi non riesce a sopravvivere.
Molti farmaci antimalarici sono in se stessi causa di aborto, se vengono assunti senza le dovute precauzioni (magari perche’ la donna non sa di essere incinta… vedi amodiaquina o chinino stesso).
Altra causa significativa di aborto e’ l’uso di medicine contro l’ameba ed i parassiti intestinali ingenere: questi prodotti chimici, che le donne assumono senza coscienza di una iniziale gravidanza, provocano gravissime malformazioni nel prodotto del concepimento e aborto spontaneo.
Pensiamo poi alla vita durissima delle donne, ai lavori pesanti da loro eseguiti (come raccogliere l’acqua al fiume, o portare fascine di legname sulle spalle): un tale stile di lavoro spesso causa problemi alla gestazione.
Anche questi piccolo dati ci portano a pensare a quanto grande ancora sia il problema della mortalita’ materno-infantile in Africa, e a quanto lavoro c’e’ ancora da fare in tale settore.


Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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