venerdì 15 gennaio 2010

Tubercolosi in calo

L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’) ha divulgato dati particolarmente incoraggianti per tutti coloro che sono coinvolti nella lotta contro la TBC. Il 2009 infatti e’ stato un anno molto positivo da questo punto di vista, con un netto calo nel numero delle infezioni in tutto il mondo.
Nei 12 mesi dell’anno appena concluso sarebbero stati trattati 2 milioni e 300.000 pazienti. I malati guariti raggiungerebbero l’85% in almeno 53 Paesi, che hanno cosi’ raggiunto il “target” loro affidato dall’ OMS.
Secondo la stessa organizzazione, negli ultimi 15 anni, 36 milioni di persone sono state guarite dall’infezione, grazie alla cosiddetta DOT (directly observed therapy).
I dati sulla mortalita’ sono pero’ ancora allarmanti: dal 1994 sono morte di tubercolosi 8 milioni di persone, molte delle quali senza accesso alla terapia specifica. Per il 2009 non ho trovato dati, ma quelli del 2008 sono ancora  preoccupanti: 1 milione ed 800.000 morti nel mondo, la meta’ dei quali co-infettati da TBC ed HIV.
Tempo quindi di celebrare i risultati raggiunti, ma sicuramente non di abbassare la guardia, perche’ la tubercolosi rimane un killer particolarmente aggressivo.
Anche a Chaaria i nostri dati sono in linea con i segnali positivi lanciati dall’OMS. Li allego qui di seguito in grafico che si riferisce esclusivamente ai pazienti ambulatoriali.  Comunque la mortalita’ direttamente o indirettamente causata dalla tubercolosi rimane ancora abbastanza significativa al Cottolengo Mission Hospital. Abbiamo avuto 29 decessi TBC correlati nel corso del 2009, corrispondenti al 10% del totale.


Fr Beppe






LEGENDA PER IL GRAFICO:
DEFAULTER e’ una persona che non ha finito la terapia e di cui non sappiamo piu’ nulla. Potrebbe essere morto o semplicemente aver deciso di interrompere le medicine, senza avvisarci.
TRANSFERRED e’ un malato che ha chiesto di continuare la terapia in un’altro ospedale, per cui non possiamo sapere se ha finito la terapia oppure no.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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