lunedì 25 gennaio 2010

USA - Chaaria

Oggi e domani si svolge al Cottolengo Mission Hospital il FREE MEDICAL CAMP offerto dai nostri amici di Detroit negli Stati Uniti.
CathyGerald.JPGCathy e’ una dermatologa e si occupa delle patologie cutanee piu’ serie che afferiscono al nostro ospedale. Per lo piu’ si tratta di malati esterni, ma alcuni sono cosi’ gravi da essere ricoverati in ospedale.
Gerald B. Martin e’ un internista che in patria lavora in pronto soccorso. Qui a Chaaria si dedica sia all’ecografia che alla diagnos e terapia di pazienti ambulatoriali.
Cathy e Gerald sono marito e moglie. Li vedete insieme nella foto.
Mary Frances e’ invece un’infermiera e collabora sia alle attivita’ nursing del reparto MaryFrancisSuorOliva.JPGinsieme alla nostra Claudia, sia alla cura degli orfani. Nella foto la vedete con Sr Oliva.
Quello di oggi e domani e’ un esercizio molto impegnativo perche’ un medical camp gratuito attira un po’ tutti, e siamo veramente invasi dalla gente.
I nostri amici americani non dormono qui in missione, ma fanno i pendolari tra Chaaria e la Diocesi di Meru.
Li ringraziamo e preghiamo che Dio li benedica generosamente. Speriamo anche che Chaaria sia entrata nel loro cuore e possano tornare presto per un periodo piu’ lungo a lavorare con noi.

Fr Beppe

1 commento:

Cristina ha detto...

Per fratel beppe innanzi tutto volevo presentarmi mi chiamo cristina e sono una dipendente del cottolengo di Biella.Mi ha fatto conoscere le vostra realta'fratel Luciano e sono rimasta senza parole nel conoscere la vostra realta'e quante meravigliose persone dedicano la loro vita per gli altri.vi ammiro molto.Nel mio piccolo io ogni giorno cerco di dare il meglio a chi e'meno fortunato di me non mi sembra neanche di andare a lavorare.Detto questo anzi forse mi sono dilungata troppo nel mio piccolo vorrei dare un aiuto ,al momento vorrei sapere come posso fare per una adozione a distanza poi si vedra'.scusi ancora per disturbo e buon lavoro a tutti.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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