domenica 21 febbraio 2010

84 anni di fedeltà

Oggi la famiglia religiosa cottolenghina si e’ stretta attorno a Sr Oliva per celebrare il suo ottantaquattresimo compleanno, cinquantasette anni di professione religiosa e trentasette anni d’Africa.
Oltre ai Fratelli ed alle Suore di Chaaria erano presenti alla celebrazione anche Sr Vicemadre, la consigliera generale Sr Loredana, sorelle provenienti dalle comunita’ di Mukothima, Gatunga e Tuuru, Fr Giancarlo ed I giovani aspiranti della nostra casa formative di Nairobi.
sr.oliva.jpgAbbiamo condiviso un pranzo fraterno che ha cementato i rapporti fraterni tra di noi, ed ha fatto sentire alla soerella festeggiata tutto il nostro sostegno e la nostra ammirazione per il traguardo che lei ha raggiunto e che ognuno di noi spera di poter raggiungere un giorno.
Celebrare la fedelta’ di qualcuno e’ sempre anche uno sprone per noi a non lasciarci cadere le braccia, ad andare avanti anche nei momenti piu’ difficoltosi, fino all’ultimo respire della nostra vita.
Ed infatti e’ stato quest oil tema della piccolo riflessione che Sr Oliva ci ha offerto: lei ci ha ditto che il segreto della sua fedelta’ e’ stato quello di abbandonarsi totalmente a Dio, lasciando a lui il compito di risolvere tutti I problemi che la vita, via via, le presentava.
Ci ha spronato a fare sempre tutto per amore di Dio, a cercare di dare sempre del nostro meglio, abbandonandoci poi totalmente a lui soprattutto per la soluzione di quei problemi che sono obiettivamente piu’ grandi di noi.
Ci portiamo nel cuore questi insegnamenti e ci auguriamo di poter camminare sulle orme di Sr Oliva fino al nostro ultimo respire.

Fr Beppe Gaido, a nome dei Fratelli e delle Suore presenti.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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