sabato 20 febbraio 2010

Una settimana molto difficile

In pediatria abbiamo avuto parecchi ricoveri per malaria complicata e per forme molto gravi di polmonite. 
Spesso abbiamo fatto molta fatica a reperire il sangue necessario per le trasfusioni dei bambini.
Ci sono stati tre decessi nell’arco di cinque giorni: morti evitabili o inevitabili?
Questo e’ sempre il dramma del medico che, alla sera, guardandosi allo specchio, non pensa certo ai successi terapeutici, ma a quei casi che non e’ riuscito a salvare… soprattutto si rivede davanti i volti di quelle madri affrante e distrutte dal dolore, che con i loro pianti inconsolabili quasi pronunciano delle condanne mute al suo fallimento.
Un bambino di un anno e mezzo si e’ autoamputato tre dita della mano sinistra, giocando con il machete della famiglia. Lo abbiamo suturato, ma le amputazioni lo renderanno parzialmente handicappato.
Un altro bimbo di 8 anni e’ arrivato con una ustione grave alle mani. E’ purtroppo un caso relativamente frequente, ma cio’ che rende la situazione veramente angosciante stavolta e’ che e’ stato bruciato volutamente dal padre ubriaco, per punirlo di non so quale marachella.
Poi ieri sera la ciliegina sulla torta: un bambino di circa 5 anni e’ caduto da un albero di mango. Non so bene cosa sia successo e come sia piombato a terra. Fatto sta che, molte ore dopo l’incidente, la mamma ce lo ha portato con praticamente tutto l’intestino tenue che fuoriusciva dal retto. E’ stato per noi un caso mai visto prima: probabilmente e’ caduto in posizione seduta ed il contraccolpo gli ha fatto scoppiare il retto, aprendo  una breccia nel peritoneo che poi e’ stata anche la via attraverso cui sono fuoriuscite le anse. Abbiamo ridotto in fretta le convuluzioni del piccolo intestino, dopo aver cercato di ripulirle con soluzione fisiologica sterile e con betadine. Erano molto iperemiche, ma non sembravano necrotiche. Dopo questa prima fase pero’, io e la chirurga Alessandra ci siamo guardati, e ci siamo resi conto che nella nostra sala non sarebbe stato possibile riparare un retto scoppiato o staccatosi dall’ano. Tenerlo in reparto in attesa del nuovo chirurgo sarebbe stato troppo rischioso, perche’ la peritonite sarebbe stata una complicazione immediata e forse mortale.
Abbiamo quindi deciso il viaggio notturno verso l’ospedale di Meru con cui avevo gia’ preso accordi telefonici. Oggi non riesco a telefonare… speriamo che sia stato operato, che sia andato tutto bene e che il piccolo possa riprendersi bene.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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