sabato 13 febbraio 2010

Chaaria news

1) La comunita’ ha oggi salutato Fr Dominic Nturibi che domani partira’ alla volta di Nairobi e quindi di Torino. Il Fratello e’ stato chiamato in Italia per un nuovo servizio nella comunita’dei Fratelli in Italia. Lo ringraziamo per la sua disponibilita’ ed il suo buon esempio di obbedienza.
Crediamo che molti volontari lo ricordino bene, anche perche’ spesso li ha aiutati nella traduzione durante la visita medica.

2) Oggi e’ stata una giornata molto intensa in sala operatoria... un sabato che pareva lunedi’. Abbiamo operato molto, ed alla fine della seduta abbiamo registrato l’intervento numero 200. Ci sembra una ottima media, ed un ritmo di lavoro veramente sostenuto.

3) L’affluenza dei pazienti al nostro ospedale e’ altissima in questo periodo dell’anno. La pediatria e’ in condizioni di tracollo: normalmente uniamo due letti e su di essi mettiamo tre mamme con bambino. Anche nel reparto per adulti la situazione non e’ migliore: abbiamo aggiunto letti volanti da tutte le parti, e, nonostante questo, varie volte abbiamo due malati in un letto. Situazione non certo piu’ rosea in maternita’, dove a volte mettiamo tre letti uno a fianco all’altro e sei gravide vi si distendono a lisca di pesce.

4) Domani i volontari di Cagliari si avventureranno in un safari che li portera’ al parco del Samburu. Sempre domani attendiamo anche l’arrivo di Silvia Gerlero (infermiera), e di Ezio (stupendo factotum per ogni tipo di servizio ai malati): sono entrambi pluri-recidivi, alla quarta esperienza a Chaaria. Che bello quando i volontari tornano! Significa che si sono trovati bene con noi.

4) Inaspettatamente stamattina ha piovuto tantissimo, rendendo le strade quasi impraticabili, e trasformando il viaggio del Dr Carbone e famiglia verso Nairobi in una specie di safari-rally... ma sono arrivati a destinazione sani e salvi.

La comunita’ di Chaaria

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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