mercoledì 24 febbraio 2010

Chi dorme non piglia pesci



Certo che e’ veramente bello riposare al mattino, e spesso invidio i volontari che dormono fino alle 8, prima di venire in ospedale o al centro dei Buoni Figli. Li invidio soprattutto quando, come stanotte, c’e’ stata una chiamata alle 3, che ha praticamente dimezzato il riposo notturno.
Ma e’ anche vero che chi dorme al mattino perde uno spettacolo incantevole. Lo contemplo ogni giorno dalla finestra di camera mia.
Tutto avviene in pochi minuti.

Verso le 6 del mattino, il cielo a oriente si fa rosso. Il sole e’ ancora nascosto dalla collina di Kiamuri che si trova esattamente in direzione dell’alba. Questo gioco di colori, che in Kiswahili si chiama alfajiri, dura circa dieci minuti: il cielo e’ roseo a levante, ed ancora buio a ponente. Poi la sfera incandescente della “luce maggiore” fa capolino dietro la montagnola ed incendia il cielo. E’ uno spettacolo da non credere. Non si riesce a staccare lo sguardo dal cielo.
Ma all’equatore e’ tutto cosi’ veloce. In meno di 15 minuti il sole diventa giallo e potente. La luce del giorno inonda ogni cosa e non si riesce piu’ a guardare in quella direzione.
E’ a questo punto che riesco a staccare lo sguardo dalla finestra; mi vesto in fretta e corro verso la cappella per la preghiera mattutina.


Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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