giovedì 25 febbraio 2010

Brevissime da Chaaria

Cari amici del blog,
scrivo solo due parole perche' sono passate le ore 23 e non riesco quasi a vedere il monitor. Viviamo giornate pienissime di servizio con una affluenza molto al di sopra della media. Ci sono continue chiamate notturne, per lo piu' legate alla maternita'... e questo rende la vita ancora piu' dura.
Ma e' entusiasmante essere totalmente dedicati agli altri!
Oggi poi ho avuto notizie di quel bambino caduto da un albero, di cui vi ho parlato alcuni giorni fa. Al Meru District Hospital e' stato operato con successo. Hanno purtroppo asportato una lunga sezione di intestino tenue, perche' ormai necrotico, e poi hanno riconnesso il retto che era letteralmente scoppiato.
Sono cosi' felice che il bambino ce la possa fare!
Domani poi concludiamo il free camp di dermatologia, con un bilancio assolutamente positivo. Tantissimi malati per la dermatologa Federica che ha lavorato sempre da mane a sera, ma anche lezioni interessantissime per noi, che abbiamo imparato qualcosa di nuovo.
Da ultimo, un ringraziamento fortissimo al gruppo dei volontari sardi: oggi e' arrivato il container con tantissimo materiale, tra cui un generatore ed un endoscopio a monitor. Nello stesso container erano anche presenti le sedie dentistiche ed il lettino chirugico acquistati dall' Associazione volontari missioni Cottolengo. Ci sono poi tanti scatoloni di cui prenderemo visione poco alla volta.
Un grazie sincero a tutti.
Informo che non abbiamo connessione satellitare, e chiedo scusa anticipatamente se ci saranno dei ritardi nelle mie risposte alle mail.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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