lunedì 15 febbraio 2010

La competenza, un dovere morale

Anche a Chaaria, cerchiamo continuamente di studiare e di tenerci aggiornati, perchè crediamo fermamente in quanto Casson scriveva nel 1984. 
Riporto la citazione, che e’ per me fonte di ispirazione e di continuo esame di coscienza:
Immagine 092.jpg“La competenza professionale e’ il primo obbligo morale del medico, poiché egli promette implicitamente al malato di essere capace e di desiderare di guarirlo o almeno di curarlo; ed il malato si attende implicitamente che il medico abbia questa competenza e questa volontà. Se il medico non e’ competente, la sua relazione con il malato comincia con una menzogna; l’atto medico perde la sua autenticità, ed il comportamento del medico e’ peggiore di quello di un ciarlatano. Quest’ultimo infatti non pretende di seguire metodi scientifici, mentre il medico incompetente ammanta la sua ignoranza di scientificità…
L’incompetenza e’ inumana perchè essa tradisce la fiducia del malato nella capacità del medico di aiutarlo senza nuocergli…
Occorre che il ‘sapere’ del medico, ed il suo ‘saper fare’, inteso come competenza specifica, siano idonei alla soluzione dei problemi che gli si presentano. Sotto questo profilo la responsabilità del medico e’ superiore a quella di qualunque altro professionista, in relazione alla gravità della material trattata; l’importanza del ‘problema salute’, e, più in generale, la delicatezza delle questioni nelle quali il medico è costantemente coinvolto, fanno sì che la responsabilità del medico debba fare riferimento diretto alla sfera morale”.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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