mercoledì 10 febbraio 2010

Mortalità a Chaaria - mese di Gennaio

La mortalita’ nel mese di gennaio e’ stata particolarmente alta negli adulti a cui i dati del grafico si riferiscono. Su 302 ricoveri, abbiamo avuto 31 decessi… siamo quindi al 10% del totale. Considerando che abbiamo avuto 86 ricoveri di maschi e 216 di femmine, possiamo facilmente constatare come la mortalita’ sia stata decisamente molto elevata nel reparto uomini (blu nel grafico), dove abbiamo tristemente registrato una percentuale di circa il 25%. Molti dei morti erano pazienti terminali, sia a causa di HIV, sia per un cancro disseminato. Altri erano in reparto per cure palliative: due pazienti erano tetraplegici e coperti di ulcere da decubito in seguito a trauma al midollo spinale mesi prima.
Ci sono stati due morti in corso di trasfusione, non per reazione trasfusionale, ma per anemia cosi’ grave che neanche il sangue infuso ha potuto salvarli.
Tra i neoplastici deceduti in reparto abbiamo avuto due casi di leucemia e quattro di carcinoma dell’esofago.
Percentalmente le donne decedute (rosso nel grafico) sono state poche, ma erano un po’ piu’ giovani, rispetto agli uomini. La loro degenza media e’ stata piu’ lunga.
Altro dato che non appare nel diagramma e’ per esempio che in qualche caso i pazienti sono deceduti 5 giorni dopo l’ultima visita medica. E’ vero che comunque c’e’ stato il follow up del clinical officer, ma questo rimane ancora per noi un punto di debolezza. Non riusciamo a fare il giro medico quotidianamente per tutti, perche’ due dottori non sono sufficienti per il carico di lavoro che al momento ci soverchia.
La maggior parte delle morti era inevitabile (cure palliative, HIV terminali, tumori maligni metastatici), ma altre probabilmente lo erano, anche se non possiamo pensare che il medico abbia la soluzione di tutti i problemi.
La revisione della mortalita’ e’ per noi importante soprattutto per cercare di lavorare sulle situazioni che riteniamo modificabili, sui nostri errori e sui decessi che avrebbero pututo essere evitati.
Non si tratta di un’analisi che coinvolge e mette in crisi soltanto il medico, perche’ a volte ci sono anche dei problemi di nursing… anch’essi sovente dovuti al superlavoro (prescrizioni non eseguite, infusioni non continuate dopo la fine del primo flacone, esami di laboratorio persi o non richiesti affatto, diete per diabetici non seguite alla lettera, decubiti non medicati per giorni).
Altro esempio che dovra’ portare gli infermieri ad un esame di coscienza: nei dati raccolti abbiamo trovato due pazienti in cui il test della malaria era positivo, il chinino era stato prescritto, ma gli infermieri non lo avevano praticato.
I mortality meeting che facciamo al giovedi’ non sono momenti di tribunale. Non ci sono imputati alla sbarra. Sono piuttosto occasioni per cercare di migliorare e di correggere i nostri sbagli, dove possibile.
Chiaramente una percentuale del genere non e’ accettabile. Ammettiamo che si tratti di una eccezione… Infatti la mortalita’ globale del 2009 e’ stata di meno del 2%.
Comunque dobbiamo fare qualcosa, perche’ non si ripeta un mese del genere. La visita medica e’ veramente importante, e dobbiamo fare ogni sforzo per garantire almeno ai molto gravi la presenza del dottore entro 24 ore dal ricovero e poi tutti i giorni fino a miglioramento avvenuto.

Fr Beppe


1 commento:

Dr. Ugo Montanari ha detto...

E' oggettivamente corretto cercare di migliorar e puntare alla qualità.... ma, baba, credimi: voi state già facendo dei mezzi miracoli!!!!
... diciamo pure tre quarti.....


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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