martedì 2 marzo 2010

Volontari a Nanyuki in matatu

Domenica scorsa i volontari presenti hanno goduto di una giornata libera e si sono recati a Nanyuki, per dedicarsi allo shopping di materiale tradizionale e ricordi da dare agli amici dopo il rientro in Italia.
Per ovviare alla continua penuria di autovetture abbiamo a loro proposto di prenotare un matatu. Cosi’ hanno fatto, pagando la cifra di 9000 scellini e godendo di autista e pulmino per l’ intera giornata.
Anche sabato, con lo stesso mezzo, i volontari hanno avuto un pomeriggio libero, e si sono recati all’orfanotrofio di Nkabune, dove hanno fatto visita ai bambini che sono passati da Chaaria in tenera eta’.
Credo che l’idea di chiamare un matatu per portare i volontari alle destinazioni da loro preselte sia una modalita’ che intendiamo portare avanti, anche tenendo conto del fatto che molti degli arrivi e delle partenze sono avvenuti ed avverranno durante il week end: cio’ significa che una machina ed un autista sono quasi costantemente impegnati a Nairobi durante il fine settimana.
Per il parco del Samburu abbiamo ora una convenzione con Kirima Safaris. Quando un gruppo desidera una giornata al parco, contattiamo la agenzia. Il prezzo e’ di 15.000 scellini, a cui si dovra’ aggiungere l’ingresso al parco stesso. I volontari sono prelevati da Chaaria alle 5 di mattina e riportati per le 7 di sera. Si tratta di un pulmino od un fuoristrada dotati di tettuccio apribile che permettera’ una migliore visione degli animali.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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