Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 21 aprile 2011

Ken in ospedale

Ora sta bene e gira qua e la’ tra i cameroni… ma quando e’ arrivato stava veramente “da cani”. Abbiamo temuto di perderlo!
La malaria era positiva, e lo abbiamo assistito con del chinino in vena.
L’auscultazione del torace era drammatica, indicando una forma grave di polmonite. Da questo punto di vista gli abbiamo prescritto del rocefin ed una bassa dose di cortisonici per pochi giorni.
Ken ha risposto benissimo alla terapia ed ora e’ in perfetta forma. Lo vedete sul passeggino dove qualche volta si riposa, ma vi assicuro che corre e salta come una gazzella.
Adesso aspettiamo solo che Sr Anselmina venga a riprenderselo per portarlo nuovamente a Nkabune con gli altri bambini orfani come lui.
Guardando Ken crescere a vista d’occhio, non posso fare a meno di pensare a quanto il tempo corra veloce e ci sfugga via dalle mani. Ken cresce... e noi invecchiamo!
Ringraziamo ancora coloro che ci sostengono nel servizio ai piccoli orfanelli.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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