Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 20 aprile 2011

La povertà in Kenya

Non facile, per i volontari che vengono a Chaaria, avere delle informazioni sulle condizioni sociali della popolazione. Ho trovato qualcosa in una pubblicazione della Caritas della Diocesi di Meru, regione in cui trova Chaaria.

Pierantonio Visentin


Nel trentennio 1977 – 2006 in Kenya le persone che vivono sotto la soglia di povertà sono diminuite, passando dal 52.6% al 46.6%. La riduzione è assai più marcata nelle città (- 15.7 %) rispetto alle zone rurali (- 3.4 %), in accordo con l’ipotesi di un più rapido sviluppo economico dei centri urbani:
                                                                                                 1977               2006
                                                                                                --------              --------
                                                            in città                          50.1 %             34.4 %
Kenyani sotto la soglia di povertà
                                                            in zone rurali                53.1 %             49.7 %

Negli ultimi anni vi sono indizi di una stagnazione della povertà. Il numero dei poveri avrebbe smesso di diminuire a causa di un arresto della crescita economica, legata a tre fattori:
-         la corruzione endemica;
-         la crisi post-elettorale del 2007 (con ridotto afflusso di capitali esteri);
-         l’aumento della siccità per il cambiamento climatico globale.

FONTE: Caritas Meru Strategic Plan 2009-2013.



     La regione del Meru, in cui si trova Chaaria, conta 1 milione e 700 mila abitanti, la metà dei quali è di religione cattolica. La Diocesi di Meru stima che nei distretti regionali le persone al di sotto della soglia di povertà oscillino dal 41% al 65% della popolazione, contro una media nazionale di circa il 47%. I tassi di povertà sembrano essere fortemente associati alle caratteristiche climatiche: nelle zone semiaride la percentuale dei poveri è più elevata rispetto alle zone in cui vi è maggiore caduta di piogge:

                                       Clima              Povertà assoluta
                                 -------------------        -------------------
Tharaka District            semiarido                   65 %
Meru North                   intermedio                  47 %
Meru South                  intermedio                  45 %
Meru Central                piogge affidabili          41 %

     La Caritas diocesana di Meru promuove programmi di contrasto alla povertà mediante aiuti economici (micro-finanziamenti), sostegno sociale (supporto all’infanzia vulnerabile e alla disabilità) e supporto sanitario. In questo ambito il Cottolengo Mission Hospital di Chaaria è impegnato nel migliorare l’accesso dei poveri alle cure.

FONTE: Caritas Meru Strategic Plan 2009-2013


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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