Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 30 aprile 2011

Pietro e Federica

Oggi era sabato, ma Pietro (chirurgo) e Federica (anestesista) hanno avuto un tempo pieno allucinante, che non ha dato loro un attimo di respiro. Abbiamo avuto sei interventi chirurgici programmati, oltre a tre emergenze ostetriche. Anche il pranzo e' stato un sogno.... Ma questa e' Chaaria, e crediamo che questo sia l'aspetto che piu' piace ai volontari che fanno l'esperienza della nostra vita.
Per me e' stupendo lavorare con persone come loro: sempre disponibili e sempre sorridenti; sempre al mio fianco di giorno e di notte, e totalmente in linea con gli stessi ideali che mi portano alla dedizione incondizionata verso i malati.
Grazie, Pietro.
Grazie, Federica!

Fr Beppe



1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao, siamo i colleghi anestesti di federica.. Vi abbiamo dato la nostra carta migliore ma,solo temporaneamente!!! Vi guardiamo tutti i giorni e trovare una di noi li, ci ha scaldato il cuore.
buon lavoro
delmi & co


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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