Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 16 maggio 2011

Drenaggio polmonare sott'acqua

JP e’ giunto a Chaaria di notte; era imbrattato di sangue ed in uno stato di shock.
Appena tolti i vestiti per valutare la superficie corporea, ci siamo resi conto che il sangue proveniva da un piccolo taglio al di sopra del capezzolo di sinistra.
Dalla ferita fuoriusciva sange frammisto ad aria, e la cosa dava lo strano effetto di grandi bollicine.
Dal poco che abbiamo saputo interrogando le persone che lo avevano portato in ospedale, ci siamo resi conto che si trattava di una pugnalata.
L’aria frammista a sangue era un chiaro segno di danno pleurico, con pneumotorace che si alimentava tutte le volte che JP inspirava.
Essendo notte, e non avendo la possibilita’ di lastre qui a Chaaria, abbiamo deciso di iniziare con una buona sutura cutanea, che avrebbe per lo meno fermato l’ingresso di aria che alimentava ed ingrandiva lo pneumotorace.
Avremmo portato il paziente a Meru per la lastra l’indomani mattina.
Durante la notte, pur rimanendo in condizioni stabili, JP ha manifestato un’altra complicazione: l’enfisema sottocutaneo. In pratica il sottocute attorno alla ferita ha iniziato a gonfiarsi di aria che si andava a disperdere tra il grasso. L’emitorace di sinistra ha quindi iniziato a diventare piu’ prominente rispetto al controlaterale, e la palpazione dava la sensazione che si ha quando si calpesta la neve fresca con degli scarponi.
La lastra dell’indomani ha poi confermato la presenza di idro-pneumotorace, con polmone collassato all’ilo.
Bisognava prendere una decisione rapida... e Pietro lo ha fatto!
Noi non avevamo mai eseguito un drenaggio a pressione negativa sott’acqua (under water seal drainage), e non avevamo neppure gli strumenti necessari.
Ma Pietro si e’ costruito il “boccione”, sfruttando il contenitore trasparente di un vecchio aspiratore. Ha quindi operato una piccola toracotomia in anestesia locale, inserendo nella breccia un catetere foley, poi fissato in modo stagno alla parete con dei punti.
Il catetere e’ stato collegato al boccione per il drenaggio sott’acqua, sfruttando il tubo di plastica di una borsa dell’urina.
Tale opera ingegneristica ha iniziato a funzionare benissimo... per Chaaria e’ stata una prima in assoluto: dapprima abbiamo drenato anche tanto sangue, ma ora solo aria che esce con grandi bolle attraverso l’acqua del boccione.
JP si sente meglio. L’enfisema sottocutaneo e’ ancora presente, ma si sta riducendo pian piano. La saturazione dell’ossigeno e’ passata dal 92% del primo giorno al 96% di oggi (quarta giornata post-operatoria).
Abbiamo fondata speranza che il paziente se la cavera’ ed il polmone ritornera’ lentamente a parete... e quando questo avverra’, anche l’enfisema sottocutaneo sara’ completamente superato.

Non sappiamo la dinamica di questo accoltellamento... ed a dir la verita’, neppure ci interessa, perche’ come medici abbiamo giurato di lottare per la vita sempre, sia nel caso in cui il paziente di fronte a noi sia un santo, sia in quello in cui egli sia invece un malfattore.

Fr Beppe Gaido

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