Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 1 maggio 2011

Festa esterna di San Giuseppe Cottolengo

Quasi in contemporanea con la Messa in cui a Roma veniva beatificato Giovanni Paolo II, anche a Chaaria e’ iniziata una solenne celebrazione in cui abbiamo commemorato la festa di San Giuseppe Cottolengo.
Per l’Eucaristia di oggi la lavanderia dell’ospedale non sarebbe stata sufficiente, in quanto erano stati invitati i Cristiani di Chaaria, la cui chiesa parrocchiale e’ pure dedicata a San Giuseppe Cottolengo.
Il Centro dei Buoni Figli si e’ quindi messo il “vestito della festa”. E’ stata preparata una predella con altare sotto il porticato. Davanti ad esso giganteggiava un’ immagine del Cottolengo, che il nostro superiore Fr Roberto ha scoperto solennemente.
I nostri “ragazzi” erano tutti in “ghingheri”, e sono stati posti alla destra dell’altare stesso, in modo da avere la possibilita’ di sentire bene e di essere riparati dal sole che oggi e’ splendente e caldissimo.
I malati dell’ospedale in grado di camminare sono intervenuti in massa alla celebrazione ed hanno preso posto sul prato davanti all’altare, insieme ai molti Cristiani di Chaaria.
Il coro della parrocchia, unito a vari membri del nostro staff, ha organizzato canti e danze veramente solenni e vivaci nello stesso tempo.
I celebranti erano due. Oltre al nostro parroco che concelebrava, abbiamo avuto la gioia di avere don Nicholus Mukembu, cottolenghino, il quale era stato qui con noi per altri tre giorni al fine di guidare il nostro triduo di preparazione alla festa.
La lingua prescelta dai celebranti per l’Eucaristia e’ stata il Kimeru, in quanto molti anziani (e soprattutto i nostri cinquantuno Buoni Figli) non comprendono bene il Kiswahili. E’ stata inoltre una Messa decisamente lunga, come di solito accade nelle solennita’ africane: iniziata con quarantacinque minuti di ritardo (African time), e’ durata circa due ore e mezza.
L’Eucaristia e’ incominciata con una processione dei danzatori e del clero dalla cappella della comunita’, attraverso tutto il cortile dei “Buoni Figli”, fino all’altare; ed e’ terminata in gloria tra i canti ed i balli della gente.
Alla Messa e’ seguito un momento di rinfresco in cui i Fratelli e le Suore hanno distribuito a tutti i partecipanti del chai (the’ all’inglese con latte) e chapati (pane a forma di piadina bolognese).
Pian piano poi tutti sono tornati alle loro case, quando era ormai pomeriggio.
Per noi invece, il dopo-messa e’ stato un momento di superlavoro, in quanto tutti i ragazzi dovevano andare ai servizi ed essere “cambiati”; dovevano essere imboccati per il pranzo e poi messi a riposare.
Anche in ospedale ci siam trovati molto in ritardo per le visite ai pazienti, ed abbiamo cercato di recuperare pian piano... anche se non sono mancati i due cesarei urgenti che hanno coronato una degna festa del Cottolengo.
E’ stata comunque una bellissima celebrazione che ha onorato il nostro Santo ed ha contribuito anche ad incrementare la conoscenza della sua spiritualita’ tra la gente del Meru.

Fr Beppe Gaido





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