Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 29 maggio 2011

La formazione è davvero importante

Carissimi amici lettori del blog ed aspiranti volontari,
permettetemi di aggiungere alcune parole di totale supporto per quanto il dott Giuseppe Farnese ha scritto in questi giorni a proposito delle attivita' associative e della formazione in particolare.
Anche io sostengo ed incoraggio tutti i volontari a partecipare agli incontri di formazione proposti dalla Associazione Volontari Mission Cottolengo. Tali momenti formativi sono importantissimi sotto diversi punti di vista: Giuseppe ha gia' accennato ai continui miglioramenti della attivita' di Chaaria che e' davvero una realta' in continua evoluzione. Solo attraverso gli incontri di formazione si puo' tenere il passo con tale tendenza alla crescita ed al cambiamento. Mi rendo conto poi che la nostra e' una realta' complessa (qualcuno ha detto: difficile da capire e facile da amare): tale complessita' va digerita piano piano... e se la digestione inizia prima della partenza, essa sara' molto piu' semplice quando si sara' catapultati in un marasma quotidiano come sono oggi le giornate chaariesi.
C'e' poi il discorso delle patologie diverse da quelle europee: da questo punto di vista ringrazio tutti i volontari che si sono resi disponibili alla realizzazione di linee guida terapeutiche da poter dare in mano al volontario ancora prima della sua partenza; ringrazio coloro che insegneranno qualcosa delle malattie tropicali, coloro che diranno qualcosa a proposito delle patologie chirurgiche e coloro che parleranno dell'odontoiatria, o di altri settori ancora (come il servizio agli handicappati).
I momenti formativi hanno anche un grande valore dal punto di vista della conoscenza reciproca, dell'amalgamare i gruppi gia' prima della partenza, del portare i volontari ad un senso di realta' che li aiuti ad arrivare a Chaaria con aspettative realistiche e senza depressioni inutili di fronte ai nostri limiti.
Sentitemi quindi con voi sia in Sicilia, sia a Roma che a Torino.
Non lasciamoci scoraggiare e continuiamo in questo bel cammino formativo che per altro tutte le organizzazioni di volontariato organizzano ed esigono. Se poi io potessi essere di alcun aiuto in questi momenti formativi, sia con l'invio delle mie lezioni in power point, sia per evetualmente qualche collegamento skype, sappiatemi totalmente disponibile e positivo: skype ha i suoi problemi a Chaaria, ma se potessimo organizzare che nel momento della riunione io mi trovassi a Meru, il collegamento potrebbe essere buono... ma lasciamo questa possibilita' al futuro.
Per asdesso, buon cammino formativo!
Un caldo ringraziamento per il Consiglio Direttivo dell'Associazione e per tutti coloro che hanno accettato di sacrificare il loro tempo per la docenza in questi importanti momenti... grazie poi a tutti i volontari che saranno presenti agli incontri!

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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