Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 22 maggio 2011

Lettera dal volontario Pietro

Carissima, sono rientrato oggi da Chaaria dopo un soggiorno di tre settimane. E' la mia terza esperienza ed ho riportato l'impressione che sia una realtà continuamente e miracolosamente in espansione, sempre più apprezzata dalla popolazione locale. I meriti di questo successo vengono da lontano, dalla Provvidenza, dal Cottolengo con la sua dirigenza, dai Fratelli che sono stati e sono laggiù, dal personale, dall'Associazione Volontari, dal Blog, ma ancora una volta quello che mi ha più colpito è l'impegno di Fratel Beppe che non conosce soste. 
L'attività in ospedale è senza fine: i reparti sono affollatissimi, l'ambulatorio si riempie ogni mattina di una folla (centinaia) nella quale si mischiano casi disperati e malati immaginari, ci sono le ecografie, le endoscopie, la sala operatoria, l'infinita attività ostetrico ginecologica ecc.. In un Ospedale "normale" queste attività vengono suddivise fra i vari addetti ai lavori...a Chaaria no. Per carità, Fratel Beppe non è solo: l'umanità brulicante dell'ambulatorio-pronto soccorso viene filtrata dai Clinical Officer, Il dr. Antonio Visentin, con Clinical Officer e infermieri, segue i ricoverati, il Dr. Ogembo fa qualche visita internistica e si occupa della routine ostetrico-ginecologica...ma i casi complessi arrivano a Beppe, la sala operatoria la manda avanti Beppe, le endoscopie le fa Beppe, le ecografie non ostetrico-ginecologiche le fa Beppe, quando i volontari non sanno che pesci pigliare vanno da Beppe (e meno male!) che ha sempre una risposta per tutti, i cesarei li fa Beppe....e sicuramente dimentico qualcosa. 
Ma la cosa più elettrizzante è che non puoi programmare di fare una cosa dalle alle quando non hai altri impegni, li tutto avviene sempre contemporaneamente. Non c'è il Centro Unico Prenotazioni (CUP per gli addetti ai lavori), non puoi dire a uno torni la settimana prossima, perchè quell'uno magari ha fatto giorni di strada a piedi, in bicicletta in Piki-Piki (moto taxi), Matatu (specie di pulmino pubblico senza orari e con il limite di posti regolato solo dalla legge sull'impenetrabilità dei corpi), devi fare tutto subito e contemporaneamente. Succede allora che mentre operi la cartelletta delle richieste di visita si riempie, approfitti dei cambi per fare le visite, poi devi interrompere perchè c'è il cesareo urgente, poi arriva quello che è digiuno da ore per la gastroscopia, mentre fai la gastroscopia ti chiamano perchè c'è un altro cesareo e via così fino a sera quando a volte riesci perfino a cenare con gli altri (il pranzo ormai è stabilito che non si riesce a farlo) sempre che non arrivi quello che è stato affettato dal un Panga (fratello del più noto macete) o l'ncidente stradale (uno degli ultimi costituito da una frattura esposta di gamba, un trauma cranico con ferite varie e due bambini fortunatamente solo contusi, tutti sulla stessa moto perchè due adulti e due bambini è il minimo che si possa trovare su una moto)! 
Poi c'è la nottte, quando non ci sono neppure le strumentiste e Jesse (il para-anestesista) e, se c'è l'ennesimo cesareo, Beppe fa anche l'anestesia spinale, poi affida la paziente ad Antonio e fa il cesareo aiutato da qualche volontario di passaggio (quando c'è). Quando sono partito da casa l'ho fatto con l'intenzione soprattutto di dare un pò di riposo a quel poveretto, ma in realtà, grazie anche alla contemporanea presenza di Federica (un'anestesista vera...e che anestesista!) ci siamo lanciati in una chirurgia più impegnativa del solito con il risultato che Beppe ha dovuto lavorare ancora di più. Confesso che più di una volta mi sono detto "tieni duro, resisti ancora un pò che poi torni alla tua vita normale"......ma lui? Lui è sempre lì, giorno e notte, 365 giorni all'anno, che Dio lo bendica e lo sostenga. 
Ancora una volta ringrazio il Cottolengo che mi dà la possibilità di fare queste esaltanti esperienze, ringrazio Fratel Roberto, gli altri Fratellie e le Suore per la cordiale accoglienza e ospitalità, mi spiace di aver "mancato" Fratel Giancarlo attualmente in Italia, ringrazio Antonio per la sempre squisita collaborazione e i volontari Federrica, Milù, Massimo e Monica che con amicizia e simpatia mi sono stati compagni in questa breve avventura.
 
Pietro Rolandi
 
 
 

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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