mercoledì 18 maggio 2011

Polmonite e malaria: i due grandi killer... ma altri seguono a ruota

Statistiche rilasciate dal Governo del Kenya hanno indicato come 28.660 persone sono morte di malaria l’anno scorso. La meta’ di questo numero nel Nyanza e nelle Province Occidentali.
Secondo fonti governative la polmonite invece sarebbe stata responsabile nel 2010 di 19.508 morti.
Il rapporto fa anche notare che il numero complessivo delle persone morte di malaria e polmonite durante l’anno passato, e’ stato di gran lunga superiore a quello delle persone decedute per complicazioni correlate all’AIDS.
L’indagine qui citata sostiene che le malattie correlate all’HIV/AIDS hanno ucciso l’anno scorso 11.716 persone... cioe’ 32 persone al giorno. Riguardo all’AIDS, questo e’ un dato veramente spettacolare perche’ fino a qualche anno fa ci aspettavamo all’incirca 700 morti per AIDS ogni giorno. C’e’ da tener conto che questi dati sono comunque quasi certamente sottostimati a causa dei molti casi che non vengono riportati statisticamente.
Dalle stesse fonti pubblicate oggi nel “Daily Nation” veniamo a sapere che la TBC, nel nostro contesto strettamente correlata all’AIDS, nel 2010 ha ucciso 10.789 individui.
Altre malattie considerate nelle TOP TEN KILLERS sono state indicate nel rapporto reso pubblico oggi: il cancro (10.113 morti), la meningite (4.165 morti) e le condizioni cardiache (4.605 decessi).
Anche gli incidenti, soprattutto stradali, sono da considerare importanti killers :8.500 decessi nel 2010.
Altri dati interessanti riguardano le figure professionali a servizio dei malati: in Kenya ci sono 18 medici per 100.000 pazienti, mentre ci sono addirittura 2 dentisti per 100.000 clienti.

Fr Beppe Gaido

Fonti:
Samwel Siringi, in Daily Nation, 18/05/2011

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....