venerdì 3 giugno 2011

Ben tornati in Italia

Grazie di vero cuore della vostra presenza, carissimi amici sardi.
In questo momento sarete in volo da qualche parte, probabilmente sull'Egitto, mentre io vi scrivo queste due parole al termine di una giornata tremenda: quattordici ore in ospedale, e cena alle 23.
Non vi dico niente di nuovo, vero?
Comunque oggi mi siete mancati davvero... e, se foste stati qui, probabilmente avremmo finito molto prima. Invece, senza volontari, mi e' toccato fare tutto: dai tre cesarei, alle cinque operazioni programmate, alle varie gastroscopie, fino alle visite ginecologiche e ortopediche per i soliti ritardatari... oltre naturalmente alla marea umana di tutti i giorni.
Siamo stati bene insieme. Ci siamo conosciuti ancora meglio, ed abbiamo imparato ancora di piu' a collaborare.
Vi ringrazio ad uno ad uno:
inizio naturalmente da Luciano e Francesca a cui dobbiamo anche tutto l'affetto ed il sostegno che continua a crescere in Sardegna per il Cottolengo Mission Hospital; a Luciano e Francesca ripetiamo il grazie per il dono del container e per tutti gli aiuti che ci piovono sulla testa... cito soltanto la adozione a distanza dei Buoni Figli, e la sponsorizzazione di alcuni membri dello staff per il perfezionamento professionale.
Dico grazie a Enrico per il suo grande lavoro sia in ambulatorio che in sala operatoria. Lo ringrazio inoltre per la sua continua testimonianza di Cristiano tutto di un pezzo.
Grazie a Toto, giovane chirurgo plastico, che ho apprezzato per moltissimo per la gran voglia di impegnarsi e di donarsi, per l'entusiasmo con cui affronta la vita e la medicina, e per la grande affabilita' con tutti.
Grazie a Franca per il suo lavoro silenzioso ed umile in reparto al fianco di chi soffre; grazie per la sua sensibilita' e per la capacita' di scegliere sempre gli ultimi ed i piu' abbandonati in reparto.
Grazie infine a Fernando per il suo delicato e puntuale servizio per le "perle del Cottolengo", i nostri Buoni Figli, che hanno trovato in lui un amico ed un forte sostegno.
Avete tutti promesso che ritornerete ancora... e noi lo speriamo davvero!
D'altra parte e' ormai una tradizione per il gruppo di Cagliari, in cui la precentuale di recidivi e' vicina al 100%.
Che Dio vi benedica. Ora corro a letto, prima che mi chiamino per un altro cesareo.

Fr Beppe 

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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