Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 1 giugno 2011

Gente di Chaaria



Geremia e' uno dei capostipiti. in quanto e' stato al Cottolengo praticamente per tutta la sua vita, dapprima a Tuuru e poi qui a Chaaria. E' un po' caratteriale, ed e' difficile entrare in una relazione positiva con lui...ma se ci riesci, e' una persona molto cara e simpatica. Sa veramente volerti bene, quando vince la paura che ha di teInsieme a Isidoro e' "pela-patate ufficiale" per la cucina, sia dell'ospedale che della comunita'.Inoltre, e' abbastenza industrioso da gestire un piccolo business di "piantini" di tabacco, che poi rivende a prezzi irrisori alla gente di Chaaria. Con queste poche monete si compra qualche caramella ed un po' di frutta.Geremia ha molti amici a Chaaria ed e' difficile trovarlo a casa alla domenica. Sempre qualcuno lo invita a pranzo... e lui non sa tirarsi indietro. Credo che per Geremia ci sia un buon livello di normalizzazione (e' infatti praticamente autosufficiente), e di integrazione sul territorio... purtroppo invece non abbiamo notizie della sua famiglia.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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