Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 19 luglio 2011

Sotto la luna di Chaaria

E’ notte fonda. Sono davvero stremato. Guardo l’orologio e sono ormai passate le 23 da un bel pezzo. Quando penso che fra pochissime ore già devo alzarmi per Messa mi sento male. Allo stesso tempo so che non potrei dormire se andassi a letto subito perché la mia testa è troppo piena e quasi scoppia. Forse questo sarebbe il momento giusto per una sigaretta, ma siccome non fumo preferisco inoltrarmi un po’ verso il bananeto, lontano dalle luci al neon dell’ospedale, per contemplare un po’ il cielo stellato. Stanotte ci sono migliaia di stelle che brillano ancor più perché la luna sta appena sorgendo all’orizzonte ed appare come un disco enorme di color arancione.
Che giornata oggi! E’ davvero una battaglia continua tra la vita e la morte. Qualche volta vince la vita, ma spesso la morte ci ricorda che noi non siamo onnipotenti e che la vittoria finale sarà solo alla fine dei tempi. E’ come se il Signore ci mandasse dei messaggi continui che ci aiutano a sentirci umili: magari eravamo soddisfatti di noi stessi e pensavamo di essere in grado di far fronte ai molti problemi di salute che falcidiano la nostra povera gente. A volte la tentazione di essere orgogliosi di noi stessi può far capolino nel nostro cuore, ma poi capita qualche disastro e ti sembra di non essere più capace di fare nulla, vorresti lasciar perdere tutto e corri il rischio dello scoragiamento.
La giornata è iniziata prestissimo, e non ha avuto tregua fino alle 23.30... ritmi impressionanti che a volte mi fanno domandare: "ma come faccio a resistere".
Poi ci sono le sconfitte delle nostre giornate tremende, spese sempre in ospedale e senza neppure un momento per il pasto"; ci sono quelli che non sei riuscito a salvare. Ma il Signore ci da' la forza, ed incredibilmente ci autoricarichiamo sempre.
Cammino verso il bananeto al buio. Quante stelle! E la luna? E’ davvero splendida e ti mozza il fiato mentre appare all’orizzonte in mezzo algli alberi di papaya. Provo a pregare: continua a tornarmi in mente una domanda: “Perché Signore?” Vorrei consolarmi pensando che oggi sono molti di più quelli che abbiamo dimesso dall’ospedale completamente guariti; ma è dura staccare la mia mente da chi se n’è andato. Chiedo al Signore di aiutarmi a prendere sonno perché fra poche ore si deve ricominciare la nostra quotidiana battaglia tra la vita e la morte. Mi vengono in mente le parole del mio confessore: “La vita vincerà, ma solo dopo, solo in Paradiso”. Mi avvio verso la mia camera: speriamo di riuscire a prendere sonno.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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