Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 6 settembre 2011

Con speranza si attendono le piogge

A settembre il granoturco e’ raccolto ed e’ tempo di preparare il terreno per una nuova semina, sperando che il seme consegnato alla terra possa poi germogliare, se avremo la benedizione di una buona stagione delle piogge... cosa che non avviene ormai da tre anni. 
A Dio piacendo, dovrebbe piovere a partire dalla meta' di ottobre. I piu’ poveri non si possono permettere di affittare un trattore per arare la propria “shamba” e devono affidarsi a metodi antichi per rivoltare le zolle del terreno. 
Quello dell’aratura e’ sovente il lavoro dei bambini, che zampettano attorno alle mucche, a volte anche usando metodi abbastanza duri per farle continuare nella loro fatica. 
Sono scene forse bucoliche, ma che evocano pure una grande fatica ed una notevole poverta’... soprattutto quando si pensa che questi bimbi dovrebbero essere a scuola invece che nel campo.

Fr Beppe 




Nessun commento:

Guarda il video....