Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 24 ottobre 2011

La nostra vita è come un soffio

Con dolore infinito comunico ai lettori del blog ed ai volontari (soprattutto odontoiatri) che l'hanno conosciuta, che oggi improvvisamente la figlioletta di Eunice (nostra assistente di poltrona) e' volata in cielo dopo appena due settimane di vita
E' una notizia che ci lascia ancora tutti senza parole: siamo confusi e storditi. 
E' vero che a Chaaria non e' infrequente essere di fronte alla morte innocente dei bambini... ma in questo caso conosciamo bene la mamma, e siamo turbati dalla sua disperazione. Sappiamo quanto Eunice abbia gia' sofferto in passato, essendo rimasta vedova con una figlia da crescere da sola. 
Ora sperava di rifarsi una nuova famiglia, con un nuovo partner trovato dopo tantissimi anni di solitudine e di poverta'. Ed invece i piani della natura sono stati diversi. Non sappiamo bene che cosa sia successo. 
La bimba era stata messa a letto sabato sera in perfetto benessere. Poi, domenica mattina, Eunice aveva notato il piede sinistro freddo e violaceo. Era corsa da me in ospedale. 
Ho visitato quel piede viola scuro, come in gangrena. Ho notato che il colore della necrosi arrivava quasi al ginocchio... e mi sono spaventato. 
Ho pensato ad una ischemia causata da una malattia sconosciuta. Ho ipotizzato una embolia arteriosa da cardiopatia congenita. 
Qualcuno in ospedale mi ha suggerito il morso della tarantola durante la notte. Non sapendo cosa somministrare alla piccola, l'ho subito inviata con urgenza ad un pediatra che stimo molto. 
Poi oggi la notizia portatami da Mercy. Non conosco i particolari della giornata; infatti, non ho ancora potuto parlare con il pediatra. 
So solo che la bambina e' in Paradiso e che Eunice e' disperata. Io ho le budella che si contorcono nel senso di colpa: avrei potuto fare qualcosa per salvare la vita della piccolina? Sono stato troppo avventato nel volere che fosse un altro medico a decidere per me? E' stata colpa del trasporto in macchina fino a Meru? 
Si' ma... onestamente proprio non sapevo cosa fare per la bimba, e la richiesta di consulenza era motivata dal fatto che il mio cervello era "bianco", privo di idee. Non siamo onnipotenti... questo Chaaria te lo insegna molto bene, con lezioni durissime tutti i giorni.
Oggi la mazzata e' piu' severa del solito, perche' conosco Eunice cosi' bene, e non avrei voluto deluderla cosi' tanto. 

Fr Beppe

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