Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 2 novembre 2011

Tharaka

Anche se geograficamente non ci apparteniamo, essendo Chaaria nel distretto di “Imenti Central”, ci sentiamo sinceramente un importante presidio sanitario di quel dimenticato distretto, i cui confini non distano piu’ di dieci chilometri da Chaaria.
Soprattutto per la maternita’ siamo forse il piu’ importante centro di riferimento, almeno per le aree che comprendono Marimanti, Gatunga e Mukothima.
Di questo ho avuto un piacevole riscontro in un recente articolo apparso su “The Eyes” in cui si afferma che Chaaria Mission Hospital e’ normalmente l’ospedale a cui tutte le donne del Tharaka cercano di arrivare per il parto... anche se solo due su dieci ci riescono, a causa della carenza di mezzi di trasporto e delle terribili condizioni delle strade. Proprio per la deplorevole sitiazione dei trasporti, molti sono in Tharaka i casi di parti per strada di mamme che hanno magari camminato sette ore, e poi non sono riuscite a raggiungerci.
Altre invece danno alla luce sul matatu o sul mototaxi, a causa degli scrolloni sulla strada sconnessa... sobbalzi che provocano ulteriori contrazioni ed incremento delle doglie.
Il parto per strada e’ un evento cosi’ normale da quelle parti che tutti cercano di aiutare: le donne si fermano o scendono dal mezzo pubblico, ed assistono la poveretta; spesso regalano anche dei foulards o degli scialli perche’ il neonato non prenda freddo.
Nessuno si stupisce di un parto sul ciglio della strada, magari in piena vista degli altri passeggeri del matatu, che si era fermato per permettere alla mamma in travaglio di scendere e di accovacciarsi dietro ad un cespuglio.
Quando poi tutto e’ finito e la mamma si rimette in piedi, essa non pensa neppure per un attimo a continuare il viaggio verso l’ospedale per un doveroso check-up sia suo che del bambino. Si rimette in marcia verso casa: perche’ sprecare altri soldi andando all’ospedale?
La mamma non ricevera’ quindi ne’ ossitocina, ne’ Vitamina A, e neppure sapra’ con certezza di non avere complicazioni. Eventuali lacerazioni del canale del parto non saranno suturate e potranno infettarsi piu’ tardi
Pensiamo poi alle condizioni igieniche di tali parti per strada: non si usano guanti; di acqua ce n’e’ cosi’ poca (trovata qua e la’ in bottiglie offerte da altri passeggeri), che c’e’ da dubitare che le osteriche improvvisate scese dal matatu, si lavino poi le mani dopo essersi imbrattate nel sangue di una sconosciuta. Quanto HIV trasmette un parto per strada?
Il neonato infine non ricevera’ la profilassi per la congiuntivite gonococcica e neppure la dose di routine di Vitamina K.
Il Tharaka, di cui ci sentiamo parte integrante nell’offerta di servizi sanitari, e’ una regione poverissima e semidesertica, dove la gente sopravvive con una agricoltura di sussistenza, completamente legata alle precipitazioni stagionali. Se non piove, certamente la gente avra’ fame e dovra’ ricorrere agli aiuti alimentari distribuiti dal governo. La cosa e’ doppiamente strana, se si pensa che ci sono dei torrenti e dei fiumi in Tharaka... ma non ci sono canali di irrigazione.
Altro grosso problema del Tharaka sono le strade. Finora non c’e’ asfalto, anche se una nuova strada lo sta penetrando da Embu, Isiara, fino a Matiri e Chakariga.
Ma dalla parte che lo congiunge a Meru ed a Chaaria di asfalto neppure l’ombra!
Anche i mezzi pubblici sono rarissimi.
Se da Gatunga o da Mukothima una persona deve raggiungerci, o vuole andare a Meru, dovra’ alzarsi prima delle 4 di mattina, perche’ quella e’ l’ora in cui parte l’unico matatu, affollatissimo di persone, animali e masserizie.
Ci sara’ poi un solo mezzo che da Meru ripartira’ verso le due del pomeriggio alla volta del Tharaka. Se si perde quella vettura, non rimane che mettersi a camminare.
Il Tharaka ha una popolazone di 25.776 abitanti. Secondo dati del governo, la popolazione femminile in eta’ fertile (15-49 anni) e’ di 5550 donne. Di esse circa 1232 sono gravide nel periodo tra il 2011-2012 (vale a dire il 4.78%). Solo una esigua parte di queste mamme riusciranno a partorire in ospedale.
Il numero atteso di nati vivi per queste mamme e’ di 1133, mentre 99 e’ il numero stimato di bimbi morti alla nascita.
In Tharaka poi, tra le donne gravide, solo 193 si rivolgeranno a strutture sanitarie in caso di aborto, ed anche questo contribuira’ ad un incremento della mortalita’ materna.
E tutto questo soprattutto perche’ le strutture sanitarie sono poche, ed in alcune aree quasi inesistenti. La maggior parte delle “maternity” poi non ha una sala operatoria per cesarei o raschiamenti
Ecco perche’ Chaaria e’ estremamente importante nella cura della maternita’ per la parte del Tharaka piu’ vicina a Meru, mentre Matiri serve la parte del Tharaka che si affaccia verso Embu.

Fr Beppe Gaido

Fonti:
-The Eye. 1286th Edition. November 2011. 

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