Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 12 dicembre 2011

La nostra freccia ad un congresso nazionale di radiologia

Ve lo ricordate il caso della freccia conficcata nel torace della povera donna che poi Salvo ha operato a Chaaria con successo? 
Il caso clinico e' stato presentato durante il week end ad un congresso nazionale di radiologia, e questo da' lustro non solo al radiologo che ha fatto la diagnosi ma anche al team chirurgico che ha salvato la vita di quella paziente. 
Il nome di Chaaria comincia ad essere conosciuto sempre piu' ampiamente anche negli ambiti della medicina ufficiale kenyota. 
Anche di questo ringraziamo il Signore. 

Fr Beppe 



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