Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 9 gennaio 2012

Letterina di Valentina...


Cara Nadia ti invio copia del tema svolto dalla mia nipotina di 13 anni, sono stato a Chaaria  nel giugno scorso, ho parlato spesso con Valentina, di Chaaria ed in occasione di un tema per le vacanze di natale o trovato alcune cose interessanti per una ragazzina. 
Ciao grazie,
Franco Guidobaldi


Tema: “Quest’anno, fra i regali da scartare sotto l’albero, vorrei trovare un mondo diverso. Come me lo immagino? Come dovrebbe essere secondo me?”

Sto preparando il regalo di Natale per mio zio Franco: ho deciso di realizzare un filmino con la musica e le foto che a fatto a giugno a Chaaria, in Kenya, come medico volontario.
Chaaria Hospital si trova a circa 400 chilometri a nord di Nairobi,  e un ospedale che appartiene alle missioni del Cottolengo ….
Sto pensando all’enorme ingiustizia che vi è tra il mondo occidentale e quest’altro, nel quale le persone soffrono la fame e, non avendo nulla, non possono pagarsi le cure, molto care per poter combattere le malattie mortali.
Vorrei trovare sotto l’albero di Natale un mondo nel quale le persone più fortunate aiutassero quelle bisognose ad affrontare i problemi di ogni giorno, da quelli più piccoli a quelli più gravi. Tutti i paesi più ricchi potrebbero fare un piccolo sforzo, per contribuire alla realizzazione di un mondo migliore, senza pensare solo al denaro che domina pensieri ed azioni.
Da grande vorrei andare ad aiutare, come volontaria, le persone meno fortunate di me, dando loro tanto affetto.
Per adesso posso iniziare a fare piccole donazioni sulla pagina web dell’ospedale, e regalare a queste persone del materiale per studiare o per lavorare.
Ammiro molto i medici che vanno a Chaaria: sono persone che hanno un cuore molto grande, nel quale vi è spazio per tutti, che lasciano temporaneamente la propria vita e le proprie abitudini per dedicarsi completamente al volontariato e aiutare le persone più bisognose. Lavorano tutto il giorno con questa gente, trasmettendo voglia di vivere e cercando di curare gravissime malattie.
Fare volontariato è un’attività molto difficile: bisogna avere un animo nobile, pronto ad ogni situazione ed essere coraggiosi, con un’assoluta disponibilità verso gli altri.
Una testimonianza molto importante del lavoro di questi medici, è quella del giornalista Bruno Vespa, arrivato in visita all’ospedale di Chaaria a luglio 2011. Durante un’intervista per il giornale Panorama, Bruno Vespa racconta la sua esperienza in Kenya e la sua ammirazione verso i medici volontari di Chaaria, e in particolar modo verso  Fr Beppe Gaido, direttore dell' ospedale  che ha abbandonato tutto per dedicarsi all’aiuto dei più bisognosi.
Questa esperienza a Chaaria è piaciuta molto a mio zio Franco, tanto che a giugno 2012 ripartirà per un’ altra periodo di volontariato.
Fra 10 anni non andrà da solo, ma lo accompagnerò io in quest’opera umanitaria, sperando di trovare sotto l’albero un bel biglietto aereo per andare a costruire un mondo diverso.                                                                            

Valentina Fasano

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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