Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 10 gennaio 2012

Aspetti poco appariscenti dell'ospedale nel 2011



Servizio pastorale
La domenica mattina, i cattolici che lo desiderano possono partecipare alla celebrazione eucaristica; il parroco e’ disponibile per i sacramenti ai malati ogni volta che viene chiamato.
Fr Joseph Muchiri e Sr Mary sono inoltre incaricati della pastorale sanitaria. Spessissimo i Fratelli devono seppellire i morti lasciati dai parenti, che non li riprendono a casa, per cui al termine della giornata, normalmente dopo cena, si accompagna la sepoltura dei deceduti con una preghiera di suffragio.
Inoltre, chiediamo anche al personale infermieristico una particolare sensibilità religiosa, e per coltivare ciò ogni mattina, all’inizio del lavoro, si fa un momento di preghiera con lo staff. Il primo mercoledi’ di ogni mese c’e’ una messa esclusivamente per lo staff dell’ospedale.
Ai pazienti di fede non cattolica – e sono la maggioranza – si soddisfa la richiesta del loro pastore o leader spirituale, in qualsiasi momento della giornata. La collaborazione e’ ottima soprattutto con il Reverendo della chiesa Metodista. Relazioni piu’ complesse caratterizzano invece il notrso rapporto con il PCEA.

La costruzione della sala operatoria
E’ stata certamente una delle piu’ impegnative situazioni che hanno caratterizzato il 2011, con un carico di lavoro veramente massivo sulle spalle di fr Giancarlo che ha seguito i lavori personalmente e che  ringrazio di vero cuore per il sostegno, la fraternita’ e la collaborazione.
I lavori sono stati eseguiti da una ditta locale, per risparmiare rispetto ad una grande impresa di Nairobi; ma devo sottolineare che hanno lavorato veramente bene e che sono stati molto piu’ rapidi di quanto non mi sarei aspettato.
Non siamo lontani dalla conclusione dei lavori in muratura, e ci aspetta ora il non facile compito di arredare la nuova sala, che fungera’ anche da stazione centralizzata di sterilizzazione per tutto l’ospedale.
Ringrazio anche tutti i donatori, primo fra tutti la Associazione Volontari Mission Cottolengo, per aver raccolto i fondi necessari alla realizzazione di tale ambito traguardo.

Progetti per il futuro
Sarebbe un nostro sogno quello di poter ristrutturare e ricollocare in un luogo piu’ idoneo i locali della maternita’, ed anche quello di risistemare i locali della pediatria, al fine di offrire a mamme e bambini una situazione abitativa piu’ confacente e meno a rischio di infezioni. In tale sogno naturalmente includiamo quello di ricollocare il nido in un locale piu’ igienico, al fine di proteggere la debole salute dei bimbi pretermine.

Problematiche
Il problema piu’ grave che abbiamo dovuto affrontare nel 2011 e’ la totale mancanza di continuita’ del personale, soprattutto infermieri e clinical officers.
Il turn over e’ cosi’ frequente che, ogni volta che un infermiere/clinical officer ha imparato qualcosa, poi ti lascia e sempre devi ricominciare tutto da capo.
A questo si aggiunge il fatto che e’ difficilissimo trovare infermieri professionali, per cui siamo estesamente sotto staff.
Altra figura professionale difficilissima da trovare e da mantenere e’ quella dell’anestesista: abbiamo avuto un secondo anestesista per circa quattro mesi, e poi ci ha lasciato... e pensare che ci avevamo messo due anni a trovarlo.
Altro problema e’ legato al fatto che moltissimi dei ricoverati non pagano la retta dell’ospedale, e questo ancora costituisce un elemento notevole di stress sulle nostre magre finanze.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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