Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 10 gennaio 2012

Letterina di Carmen

Caro Beppe, prima di tutto buon anno! Spero sia iniziato bene per te e tutti lì a Chaaria. Volevo solo ringraziarti per la bellissima esperienza vissuta lì, da tutti i punti di vista: umano, medico, di vita insomma! 
La mia prima esperienza al St Thomas ad Arusha è stata molto diversa da quella a Chaaria, e devo dire che la nostalgia che ho provato nei giorni seguenti al mio ritorno in Italia non l'avevo vissuta l'altro anno di ritorno dalla Tanzania. 
Porto con me il sorriso di Naomi, la gentilezza di Roberto, il ricordo della estrema bravura di Makena e tutte le altre componenti del tuo staff infermieristico, i visi, tutti , proprio tutti! ... delle pazienti a cui abbiamo cercato di dare una mano in quei pochi giorni. 
Davvero grazie per tutto Beppe, spero davvero di poter ritornare. 
Che dire, .....hakuna matata per tutto!!!!! 

Carmen

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