Ammetto che probabilmente essi sono piu’
carenti degli italiani riguardo alla formazione nursing: il prendersi cura del
benessere totale del paziente, il suo igiene personale, la cura e la prevenzione
dei decubiti sono sicuramente un po’ carenti nello staff di Chaaria, e quindi
questa e’ un’area in cui I volontari possono certamente avere un impatto che
porti ad un miglioramento. Ma ripeto che cio’ non si realizzera’ con un
atteggiamento di superiorita’ e di critica nei confronti del personale
africano. Il miglioramento potra’ pian piano avverarsi con tempi forse biblici
o evoluzionistici, ma si compira’ in modo sostenibile e continuativo solo se i
nostri infermieri saranno stati convinti pian piano da persone coerenti ed
umili, che parlano poco ed invece insegnano molto con l’umile e costante
esempio della vita. Fare critiche aperte o lezioni estemporanee sul modo di
lavorare quasi mai ottiene un effetto positivo… anzi puo’ essere deleterio, in quanto
certamente essi non daranno alcun ascolto a docenti mai conosciuti prima, che
passano da Chaaria come meteore, che si pongono su un piedistallo di
superioita’ e magari danno lezioni in italiano od in un inglese a dir poco
stentato. Per questo il mio consiglio agli infermieri volontari e’ il seguente: lavorate con loro, diventate loro
amici… ed aspettate che siano loro a farvi domande sul vostro modo di lavorare.mercoledì 25 gennaio 2012
Informazioni per infermieri italiani che verranno a Chaaria (Prima parte)
Ammetto che probabilmente essi sono piu’
carenti degli italiani riguardo alla formazione nursing: il prendersi cura del
benessere totale del paziente, il suo igiene personale, la cura e la prevenzione
dei decubiti sono sicuramente un po’ carenti nello staff di Chaaria, e quindi
questa e’ un’area in cui I volontari possono certamente avere un impatto che
porti ad un miglioramento. Ma ripeto che cio’ non si realizzera’ con un
atteggiamento di superiorita’ e di critica nei confronti del personale
africano. Il miglioramento potra’ pian piano avverarsi con tempi forse biblici
o evoluzionistici, ma si compira’ in modo sostenibile e continuativo solo se i
nostri infermieri saranno stati convinti pian piano da persone coerenti ed
umili, che parlano poco ed invece insegnano molto con l’umile e costante
esempio della vita. Fare critiche aperte o lezioni estemporanee sul modo di
lavorare quasi mai ottiene un effetto positivo… anzi puo’ essere deleterio, in quanto
certamente essi non daranno alcun ascolto a docenti mai conosciuti prima, che
passano da Chaaria come meteore, che si pongono su un piedistallo di
superioita’ e magari danno lezioni in italiano od in un inglese a dir poco
stentato. Per questo il mio consiglio agli infermieri volontari e’ il seguente: lavorate con loro, diventate loro
amici… ed aspettate che siano loro a farvi domande sul vostro modo di lavorare.Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido
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