Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 7 febbraio 2012

Progetto perle nere - Joseph Mutethia


Nome: Joseph Mutethia

Data di nascita: 1964

Tipo di disabilità: disabilità fisica e mentale grave.

Data di accoglienza al centro: 02/03/1994

Rapporti con la famiglia: Non ha parenti che vengano a visitarlo.

Cenni biografici: nato disabile, ha sempre vissuto nello slum (quartiere povero) e la mamma tutti i giorni portava Joseph al mercato per chiedere l’elemosina mentre lei si ubriacava, fino a quando, un fratello del Cottolengo, non lo ha preso e portato al centro.

Note particolari: di famiglia cattolica, è stato battezzato.
Nonostante la sua grave disabilità mentale, Joseph riconosce le persone,  è molto gioioso e collabora alle attività del centro.
Nell’agosto del 2010, dopo tanti anni è venuta a trovarlo la madre, Joseph l’ha riconosciuta ed era molto felice.
È in grado di mangiare da solo, ma va aiutato per l’igiene personale.

Adottato da: Monica Secci 

 

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....