Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 2 marzo 2012

Di nuovo sciopero


E’ stata una brutta sorpresa ieri mattina quando avevamo bisogno di sangue e siamo stati rimandati indietro a mani vuote.
All’ospedale di Meru tutti hanno incrociato le braccia: medici, infermieri, clinical officer, laboratoristi, farmacisti, personale degli uffici e perfino addetti al mortuario. Non ci hanno rifornito l’emoteca e soprattutto non riceveranno i nostri malati in caso di interventi che io non fossi in grado di fare. Dobbiamo rivolgerci a Chogoria, che e’ molto piu’ lontano, e soprattutto piu’ costoso. E’ uno sciopero nazionale che riguarda tutta la sanita’ pubblica: gli ospedali sono effettivamente chiusi.
Ma quel che ci ha stremati maggiormente e’ il fatto che i pazienti rifiutati dall’ospedale di Meru  hanno iniziato ad invadere Chaaria. Ieri notte e’ stato un campo di battaglia, con un cesareo, due raschiamenti e ben 18 ricoveri di maternita’ tra mezzanotte e le 6 di mattina, mentre l’ambulatorio e’ stato sempre affollato di gente che non aveva potuto arrivare piu’ presto,  dopo essere stata dimessa dall’ospedale in sciopero la sera precedente.
Anche la giornata di oggi e’ stata una lotta estenuante, con malati da tutte le parti: ambulatorio con piu’ di 500 persone in attesa, la pediatria che scoppia, la maternita’ in cui ormai abbiamo 3 donne per letto ed altre sulle stuoie per terra, 4 cesarei urgenti ed un numero elevatissimo di revisioni della cavita’ uterine, senza contare i salti mortali per reperire sangue dai parenti in caso di anemie gravi.
Tutti poi chiedono, vogliono e pretendono subito; ognuno pensa di essere l’unico ad avere problemi e vuole assistenza immediata.
Il pranzo e’ quindi solo uno stacco di dieci minuti, e poi si ritorna in trincea, cercando di porre fine alla coda interminabile… ma piu’ visiti e piu’ il serpentone della lista di attesa si allunga. La cena la si fa quando possibile… magari dopo le ore 22. A pregare uno tenta anche di andarci, come stamattina che sono arrivato puntuale per le lodi mattutine dopo il cesareo della note… ma sono poi stato chiamato fuori dalla cappella dopo la lettura del Vangelo per una emorragia post-partum.
Gli ospedali governativi rimarranno chiusi ad oltranza e quindi tale situazione potra’ diventare per noi molto pesante, sia di giorno che di notte.
Ma non pensatemi infelice o depresso perche’ queste sono le situazioni in cui ti senti davvero utile, in cui hai la percezione che servi a qualcuno che altrimenti non avrebbe dove andare.
In tutto questo caos, oggi abbiamo anche salutato Alex ed Elisa che tornano in Italia dopo due intense settimane di vita con noi. Li ringraziamo sinceramente per il lavoro che insieme abbiamo fatto, con serenita’ e gioia, di giorno e di notte. 
E’ stato bello stare con loro e davvero abbiamo vissuto da buoni amici… Alex ed Elisa ci mancheranno molto.

Fr Beppe Gaido


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