Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 16 marzo 2012

Sciopero finito

Abbiamo finalmente ricevuto la notizia che la agitazione sindacale degli ospedalieri e’ rientrata.
Gli ospedali e le strutture pubbliche sono oggi aperte, ed in effetti abbiamo sentito una certa riduzione della pressione ambulatoriale sia per gli adulti che per i bambini. Questo, oltre a rendere le nostre condizioni lavorative un po’ meno estreme, ci aiutera’ anche a dimettere un po’ di pazienti ed a decongestionare i reparti, ora al collasso.
Il settore in cui per adesso non abbiamo ancora avvertito gli effetti della fine dello sciopero e’ quello della maternita’, forse perche’ le donne non si fidano a tornare in strutture che non si sa se sono al 100% del funzionamento. Infatti anche oggi i ricoveri per parto sono stati tantissimi ed abbiamo avuto ben 7 cesarei nelle ultime 24 ore. Credo comunque, e lo spero vivamente, che anche tale settore ritorni presto alla normalita’.
Sono state due settimane tremende, ma anche molto belle in cui abbiamo sentito chiaramente di essere in linea con la “mission” che ci viene direttamente da San Giuseppe Cottolengo: di “essere sempre pronti a servire i poveri ed i sofferenti, e soprattutto quelli che sono disattesi dalle strutture pubbliche esistenti”, e di “essere disponibili verso i bisognosi fino al sacrificio della vita”.
E’ difficile ed a volte fisicamente estenuante essere a disposizione ventiquattr’ore al giorno per sette giorni alla settimana, ma devo dire che riempie il cuore e da’ ancor piu’ significato alla nostra presenza qui in Africa.
La cosa che mi e’ parsa piu’ stressante e’ stata di ricevere tante emergenze nello stesso momento, e di dover decidere chi aiutare per primo, con il rischio di sbagliare: sono arrivati insieme una perforazione appendicolare con peritornite ed un cesareo per distress fetale; un’altra volta avevo tre cesarei da fare, tutti urgenti allo stesso modo. In un’altra occasione mi sono trovato all’una di notte, senza energie di riserva, a dover decidere tra attesa o cesareo urgente in un caso di abruptio placentae. Questi sono stati i reali drammi ed i momenti di panico: quelle circostanze in cui senti che dalla tua scelta dipende la vita di un’altra persona, ed in cui devi stare attento a non decidere soprattutto in risposta al tuo sfinimento.
Ma credo che abbiamo veramente dato il massimo, e che la gente in genere abbia molto apprezzato i nostri servizi.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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