Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 27 giugno 2012

Il più grande killer di ragazze

Secondo dati resi pubblici dalla agenzia internazionale “Save the Children”, la maternita’ rimane il piu’ grande killer di giovani donne nei Pesi in via di Sviluppo.
Secondo il rapporto appena uscito nel mondo sono 11 milioni le morti legate alla gravidanza ed al parto.
La causa principale di questa alta mortalita’ sembra l’eta’ molto giovane per la prima gravidanza nelle Nazioni sopra indicate.
Noi abbiamo ragazze che partoriscono a 15-17 anni, e l’eta’ stessa diventa in se’ un fattore di rischio.
E’ come se l’organismo adolescente non sia ancora sufficientemente maturo e sviluppato per affrontare lo stress metaboliche costituito da gravidanza e parto. Inoltre a tale eta’, il bacino non e’ ancora completamente sviluppato e sono quindi molto piu’ frequenti i casi di ostruzione di travaglio e di rottura d’utero.
Oltre all’alta mortalita’, il parto in giovanissima eta’ porta con se’ altre complicazioni, che, seppur non mortali, creano comunque stigmatizzazione ed ostracismo dalla vita sociale: l’incontinenza urinaria secondaria a fistola vescico-vaginale e’ senza dubbio la complicanza piu’ grave. Essa e’ difficilissima da operare, e spesso causa recidive e cronicizzazione.
Il rapporto di “Save the Children” ci stimola ancor piu’ nel nostro lavoro di educazione ad una procreazione responsabile; ci incoraggia anche a potenziare sempre di piu’ la nostra clinica prenatale, al fine di identificare anticipatamente i casi di disproporzione cefalo-pelvica e di proporre il cesareo elettivo prima che complicazioni disastrose come quelle sopra descritte possano verificarsi.
Dal documento citato, ma anche dalla nostra esperienza, si evince che le gravidanze precoci e la mortalita’ ad esse correlata, sono strettamente correlate all’ignoranza ed alla poverta’.
Piu’ si va nei villaggi dove la gente e’ povera, piu’ si incontrano madri molto giovani. Lo stesso si applica al numero di gravidanze: coloro con meno possibilita’ economiche sono anche quelli con piu’ figli.
Il dato di fatto puo’ essere interpretato in relazione alla mancanza di educazione scolastica, ma anche in relazione al fatto che spesso la figlia e’ per i genitori un investimento economico: dare la figlia in sposa significa ricevere una ingente dote in denaro o in capi di bestiame.
Si tratta poi di un circolo vizioso che si perpetua perche’ anche i figli di quelle ragazze che non sono andate a scuola, saranno cresciuti in condizioni di poverta’ed illetteratezza, e sara’ quindi altamente probabile che pure essi si comporteranno come i genitori.

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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