Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 27 luglio 2012

Gastrostomia a Chaaria


E’ un intervento abbastanza frequente che facciamo normalmente a scopo del tutto palliativo per pazienti affetti da carcinoma dell’esofago in fase terminale.
Usiamo normalmente la tecnica di Stamm, che e’ considerata una gastrostomia temporanea, ma permette un funzionamento della stomia molto lungo, normalmente superiore alla sopravvivenza media di questi pazienti,che soccombono al tumore nel giro di 1-2 anni al massimo.
La tecnica sopra citata ci permette dei tempi operatori ragionevolmente brevi in pazienti molto defedati ed in condizioni anestesiologiche precarie.
Entriamo in cavita’ peritoneale con una breve incisione mediana sull’epigastrio. A questo punto identifichiamo lo stomaco e scegliamo un punto della sua parete anteriore che possa essere avvicinato alla parete addominale senza tensione. Pratichiamo una piccola incisione dello stomaco e fermiamo il sanguinamento mucoso con un “sopraggitto” in monofilamento (infatti l’emorragia intragastrica della breccia e’ una delle complicazioni piu’ temibili dell’operazione). A questo punto prepariamo una “borsa di tabacco” attorno all’apertura della parete gastrica.
Come tubo gastrostomico usiamo una sonda di Pezzer numero 26 se disponibile (in alternativa e piu’ frequentemente un catetere Foley a tre vie numero 24): il Pezzer e’ certamente meglio perche’ piu’ ampio e quindi meno soggetto ad otturarsi.
Facciamo una piccola incisione nell’ipocondrio di sinistra ed inseriamo il tubo: nel caso di oggi era un catetere a tre vie. Lo inseriamo per alcuni centimetri nello stomaco e quindi chiudiamo la “borsa di tabacco” per evitare deiscenze di contenuto gastrico in cavita’ peritoneale.
Quindi apponiamo dei grossi punti di sutura in vicryl tra lo stomaco attorno alla stomia e la parete addominale anteriore: questi punti, una volta chiusi adeguatamente tengono lo stomaco fermamente ancorato alla parete ed anche questo impedira’ deiscenze di materiale alimentare in peritoneo, anche all’atto del cambio del tubo (normalmente ogni due o tre settimane).
Completata questa fase, ed assicutatisi che non ci sia tensione della parete gastrica adesa a quella addominale anteriore, procediamo alla chiusura per strati (peritoneo parietale, fascia e quindi cute). Per i primi quindici giorni fissiamo il tubo di stomia alla cute con un punto di sutura, cosa che poi omettiamo in seguito, quando pensiamo lo stomaco ormai fermamente adeso alla parete.
Cominciamo con prudenza l’alimentazione per tubo gastrostomico non appena il paziente e’ sveglio: trattandosi di persone defedate e digiune da vari giorni, la rialimentazione avviene per gradi, iniziando con destrosio al 5% per due giorni, passando poi a latte in terza giornata post-operatoria.
A questo punto facciamo aggiungere alla dieta dei succhi di frutta, dell’olio, della margarina, delle uova alla coque, del brodo di carne, ecc.
In pratica cerchiamo di ottenere delle pappette che siano il piu’ possibile ipercaloriche ed allo stesso tempo liquide o semiliquide. Importantissimo e’ il lavaggio del tubo con acqua dopo ogni pasto, per evitare che si blocchi.
Nonostante tutto cio’ un catetere Foley sara’ otturato dopo due settimane, mentre un Pezzer puo’ resistere anche 3-4 settimane.
Il cambio del tubo gastrostomico e’ semplicissimo, e normalmente diamo istruzioni ai dispensari vicini all’abitazione del paziente per l’esecuzione di tale procedura. Importantissima e’ anche la formazione dei familiari alla preparazione delle zuppe ipercaloriche.
Purtroppo la gastrostomia non risolve il problema della scialorrea, in quanto questi malati non riusciranno comunque a deglutire la propria saliva. Essi devono quindi continuamente andare in giro con un sacchetto dove sputare la propria saliva, e rimangono sempre a rischio di inalazione e polmonite “ab ingestis”.
Devo pero’ dire che, pur essendo un intervento palliativo, in quanto il tumore continua purtroppo la sua azione distruttiva sull’organismo, e’ comunque una procedura socialmente importantissima che permette a tanta gente di non morire di fame, di riprendere qualche chilo e di correggere con una relativa facilita’ lo stato di disidratazione.
Certo, poi moriranno di cancro, ma vederli rifiorire quando vengono per il cambio della gastrostomia e’ per noi una bella soddisfazione: attraverso il tubo per esempio possono anche assumere analgesici, senza dover sempre ricorrere alla via intramuscolare... ed anche questo contibuisce al miglioramento della qualita’ di vita.
Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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