lunedì 2 luglio 2012

Mortalità a Chaaria

Spinto da alcune commissioni di viglilanza governative sto elaborando dati sulla mortalita’ a Chaaria.
Altro passo sara’ quello della revisione delle cause di morte.
Per ora mi limito a darvi alcuni dati statistici.
Nel 2011 abbiamo avuto una mortalita del 5.35%. Onestamente non e’ un brutto dato, anche se il target che mi ero posto era quello di tenere la mortalita’ al di sotto del 3%.
Il mese con la piu’ alta mortalita’ e’ stato quello di marzo, con 46 decessi: la cosa non sembra collegata alla fine della stagione delle piogge e con l’alta incidenza malarica, perche’ nello stesso mese abbiamo avuto solo 5 morti in pediatria, mentre 41 sono stati nel reparto degli adulti. Devo ancora studiare il dato analizzando le cartelle degli adulti in quel periodo.
Il mese con la piu’ bassa mortalita’ e’ stato novembre con 11 morti: il dato potrebbe accordarsi con il fatto che in quel periodo pioveva moltissimo ed i pazienti ricoverati erano certamente di meno.
La maternita’ non ha avuto alcuna mortalita’ materna: al momento non sono in grado di fornire dati sui nati-morti ne’ sui decessi neonatali nel peripartum.
La pediatria ha avuto costantemente una mortalita’ molto bassa, e questo e’ uno dei piu’ grandi traguardi in confronto ad un passato in cui centinaia di bimbi morivano in ospedale. Per quattro mesi del 2011 non abbiamo avuto alcuna mortalita’ pediatrica. Il mese in cui la mortalita’ infantile e’ stata piu’ alta e’ stato gennaio con 6 decessi: cio’ probabilmente in relazione all’alta incidenza malarica nella stagione calda immediatamente successiva alle grandi piogge. La mortalita’ infantile costituisce comunque solo del 7% della mortalita’ totale dell’ospedale.
Certo possiamo e dobbiamo ancora migliorare, ma i dati di mortalita’ credo possano testimoniare uno standard di qualita’ direi buono anche se perfezionabile... e naturalmente il nostro sforzo sara’ continuo in quella direzione.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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