giovedì 30 agosto 2012

Silvia ed i mille denti

Penso e spero che quest’anno per Silvia Postini, odontoiatra veterana di Chaaria, sia stata una bellissima esperienza, certamente molto impegnativa, ma anche pienissima di soddisfazioni. 
Il gabinetto odontoiatrico e’ stato pesantissimo dal mattino alle 8 alla sera alle 18.30, ed i due sabati sono stati lavorativi a tempo pieno. 
La collaborazione con Mercy ed Eunice e’ stata ottima fin dal primo giorno. Insieme hanno anche superato non poche difficolta’ tecniche, legate a qualche problema verificatosi sia per la turbina che per il micromotore. 
Soprattutto, da mattino a sera, sono riuscite a mantenere un clima sereno tra di loro, un clima che si e’ positivamente riversato sui clienti e sulla qualita’ delle prestazioni. Grazie al lavoro combinato di Silvia e Mercy, in questi ultimi 15 giorni siamo arrivati molto vicini al target di avere un 50% di terapie conservative ogni giorno. 
Ringraziamo di cuore Silvia per il lavoro intenso, per il continuo sorriso da mattina a sera e per il clima di accoglienza e di bonta’ che ha saputo creare non solo in “dental room” ma in ogni altro settore della missione. 
Silvia partira’ domani alle quattordici alla volta dell’aeroporto... e quindi al mattino lavorera' ancora. 
Cara Silvia, ci mancherai molto: prima di tutto a Mercy e Eunice, ma certamente anche ad Anna, agli orfanelli... e sinceramente anche al sottoscritto. 
Ci auguriamo che presto tu possa trovare un altro momento per venire ancora a Chaaria per condividere un altro pezzo di strada insieme. 

Fr Beppe Gaido 


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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