Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 3 settembre 2012

Lillian

L’abbiamo amputata oggi.
E’ stata un’operazione difficile da tanti punti di vista; prima di tutto perche’ Lillian ha 21 anni, poi perche’ e’ stato drammatico superare la sua opposizione emotiva ad u
na operazione tanto destruente, e da ultimo perche’ era anche molto anemica.
Non sappiamo ancora se ha metastasi addominali o toraciche: portarla a Meru per radiografia del torace e TAC addominale sarebbe stato assolutamente impossibile, dato che il “gambone” era davvero enorme ed assolutamente dolente al minimo movimento (tra l’altro la massa tumorale le impedisce da tempo sia la stazione eretta che la deambulazione). Sarebbe stata una inutile tortura sulla nostra strada accidentata, soprattutto considerando che comunque l’operazione non si poteva evitare anche dal punto di vista analgesico.
Non avevano neppure un istologico: ho comunque deciso di intervenire subito in modo radicale, perche’ gia’ la massa arrivava al terzo superiore della cosia. Fare una agobiopsia e poi attendere un mese per il risultato, sarebbe stato come aspettare che il tumore arrivasse all’inguine, precludendomi cosi’ ogni possibilita’ chirurgica (almeno per quello che so fare io!).
L’operazione non e’ stata semplice perche’ l’enorme tumore ha causato la formazione di molti vasi anomali: questo ci ha spesso rallentato, e ci ha obbligato ad una emostasi molto piu’ accurata. Siamo comunque stati attenti, e l’emoglobina e’ passata da 7 grammi prima della procedura a 6.6 grammi quattro ore dopo. 


Dovevamo poi stare a distanza di sicurezza dal tumore, ma anche lasciare un minimo di moncone osseo per una futura protesi.
L’intervento e’ durato poco piu’ di un’ora: siamo riusciti a richiudere sia muscoli che cute in maniera assolutamente libera da tensione. Credo in effetti di aver fatto un bel lavoro.
Appena Lillian sara’ piu’ stabile (ora e’ sotto trasfusione!), cercheremo di “stadiarla” il meglio possibile, sperando che non ci siano metastasi.
La sua mamma dice che la massa e’ cresciuta cosi’ tanto in non piu’ di sei mesi: difficile da credere, anche se ho visto dei sarcomi molto “galoppanti”, soprattutto nei giovani.
L’operazione e’ stata in qualche modo impressionante anche per i colleghi italiani, che non sono abituati a neoplasie tanto avanzate, perche’ in genere in Europa la diagnosi e’ molto piu’ precoce.
Onestamente spero che Lillian ce la faccia, anche se esperienze passate mi obbligano a cautela e pessimismo.

Fr Beppe Gaido

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