Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 4 ottobre 2012

Abbandonato!


Il bimbo della foto e’ un maschietto ed ha circa un anno e mezzo. E’ stato abbandonato dalla mamma di fronte all’ospedale, nel giardinetto della sala di attesa. Ce ne siamo accorti ieri sera alle ore 18.
E’ handicappato sia fisico che mentale a causa di una paralisi cerebrale infantile.
La mamma e’ sparita mentre il fisioterapista faceva la sua visita per valutare se lo avrebbe potuto aiutare con la terapia fisica. Era evidentemente un piano preordinato per farlo entrare nel centro.
Il piccolo e’ al momento ricoverato in pediatria, e con la polizia stiamo facendo ricerche di quella donna.
Ci spiace molto per il bambino, ma riteniamo che la mamma debba essere scovata e messa di fronte alle sue responsabilita’: se infatti basta abbandonare qualcuno perche’ automaticamente noi lo ricoveriamo nel centro, per noi e’ davvero la fine... ed inoltre non sarebbe assolutamente educativo per quella madre.
Ci prendiamo comunque cura del bambino che, poverino, non ne puo’ nulla di quanto e’ successo.
Fr Beppe Gaido

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