Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 10 febbraio 2013

Cose inconcepibili

Sono stato pugnalato ieri a mezzogiorno, ed immediatamente l'intestino e' fuoriuscito dalla ferita, a causa del dolore e delle contrazioni addominali. 
Mi hanno portato in un ospedale missionario cattolico, ma li' nessuno ha alzato un dito per aiutarmi, perche' non avevo i soldi per la sala operatoria. 
Da la' e' iniziata quindi la peregrinazione verso l'ospedale governativo... circa 80 chilometri di sterrato. 
Anche stavolta non mi hanno aiutato a causa dello sciopero che paralizza la loro attivita'. Mi hanno coperto le anse intestinali esposte con garze e cotone, e poi mi hanno semplicemente detto: va' al Cottolengo perche' la' operano anche di domenica. 
Infatti a Chaaria nessuno mi ha fatto storie per i soldi, e nessuno ha detto che era un giorno festivo. Li vedevo occupatissimi e sommersi dai pazienti, ma sono stato assistito e portato in sala quasi subito. 
Mi hanno detto che i chirurghi hanno fatto una fatica immane a staccare le garze, e soprattutto il cotone, dalle anse intestinali. Per loro e' stato un lavoro da certosino, ma ce l'hanno fatta. Con sorpresa hanno anche trovato due garze dentro la mia pancia... non so neanche come abbiano fatto a piantarmele dentro. Ora comunque sono stato operato. 
Mi hanno detto che il coltello aveva trapassato il mio colon trasverso, e che per questo han dovuto farmi una resezione intestinale con anastomosi. Inoltre mi hanno comunicato che le anse rimaste fuori per cosi' tante ore erano molto infiammate, per cui dovro' davvero incrociare le dita e sperare che tutto vada bene nel post-operatorio. 


 
Questo sciopero e' davvero un disastro che sta facendo soffrire soprattutto i poveri che non possono andare nelle cliniche private. Ma la cosa che mi disgusta di piu' sono gli ospedali missionari che non han problemi a lasciarti morire se non hai i soldi. 
Il frate medico che mi ha operato mi ha detto dopo l'intervento che la spiritualita' del Cottolengo e' proprio di essere sempre a disposizione delle persone abbandonate e rigettate dagli altri ospedali. 
Meno male che c'e' il Cottolengo, che oggi mi ha salvato la vita: il frate che mi ha operato oggi non e' sicuramente andato a pregare con gli altri perche' alle 22 e' ancora qui in reparto ed ha il cappellino della sala operatoria sulla testa... ma sono convinto che a modo suo ha pregato anche lui, e che il Signore non lo biasimera' per una domenica spesa cosi' nel servizio incondizionato dei malati. 

Fr Beppe 


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